Professione
16 Dicembre 2022 Le sigle sindacali unite, chiedono al Ministro della Salute un intervento sostanziale per frenare il disfacimento del sistema sanitario nazionale. Una sconfitta per tutto il Paese.
Contratti scaduti, personale in sottorganico, turni abnormi, liste d’attesa chilometriche, sicurezza assente. E, come se non bastasse, non va dimenticata la diaspora di chi preferisce trovare maggiori certezze nel privato. Non naviga certo in buone acque il Ssn. E lo ha ricordato con forza la manifestazione intersindacale che il 15 dicembre ha visto le varie sigle unite nelle rivendicazioni.
Con Aldo Grasselli di Sivemp che dichiara: “Siamo stanchi, arrabbiati e delusi: la sanità pubblica versa in condizioni drammatiche”, aggiungendo che più che di penuria di risorse si deve parlare di spreco. Si preferisce pagare personale a gettone – spiega infatti - approfittando del fatto che i "dipendenti costano sempre meno perché i loro stipendi sono legati a contratti che non si rinnovano per anni e sono erosi dall'inflazione". Mentre Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn, dal canto suo, stigmatizza le criticità in cui incorre il cittadino. Mancano le guardie mediche e i medici di base. L’unica soluzione rimane il ricorso ai pronto soccorso. Con ricadute sulla comunità e sui professionisti d’ambito medico. “Il servizio nazionale sta morendo- chiosa- dobbiamo fare qualcosa”. E quindi serve rendere attraente il servizio. Da qui la richiesta di aprire un tavolo con le rappresentanze sindacali e non con le società scientifiche. Un ‘boato’ forte, quello che ha echeggiato ieri a Roma e che ha avuto un primo epilogo oggi, 16 dicembre, con l’incontro tra le rappresentanze sindacali e il ministro della Salute Orazio Schillaci.
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