Animali selvatici
16 Novembre 2022 Monitorare e mappare le attività predatorie del lupo, per tutelare la specie e favorirne la convivenza nelle aree antropizzate.

Una specie in progressiva espansione, quella del lupo. Come testimoniano i dati del monitoraggio nazionale, realizzato da ISPRA su incarico del Ministero della Transizione Ecologica e pubblicato lo scorso maggio. Queste evidenze tratteggiano uno scenario articolato, che dà adito ad una duplice lettura. Da una parte, infatti, l’incremento numerico degli esemplari è un segno positivo di conservazione della specie. Dall’altra, però, si adombrano preoccupazione sull’impatto che il lupo possa avere in zootecnia. Si rende infatti necessario valutare l’atteggiamento predatorio che l’animale possa assumere nei confronti degli allevamenti ubicati sul territorio nazionale. Nasce da qui l’esigenza di un monitoraggio sistematico che ha trovato la sua concretizzazione in un recente studio dell’Ispra sulla Stima dell’impatto del lupo sulle attività zootecniche in Italia. Analisi del periodo 2015 – 2019. Lo studio, che valuta l’impatto nella sua manifestazione più grave, ovvero l’uccisione di capi di bestiame da parte del lupo, si concentra su alcune tipologie di allevamento. Cioè quelle afferenti a 4 delle 7 anagrafi presenti nella BDN dell’Anagrafe zootecnica: bovina, bufalina, ovina e caprina.
L’impatto dell’attività predatoria del lupo
Per il periodo considerato, sono stati 17.989 gli eventi di predazione accertati, in media circa 3.597 all’anno, per un totale di 43.714 capi di bestiame. Il trend è in crescita nel tempo: si passa infatti dai 3.325 episodi del 2015 ai 4.107 del 2019. Le segnalazioni di predazione più numerose (82%) risultano relative agli ovicaprini. Quanto alla distribuzione degli eventi, lo scenario è duplice. Esistono infatti allevamenti e località solo sporadicamente interessati, e realtà in vece in cui gli atti predatori hanno una maggiore concentrazione. In questo caso si parla di hotspot. Dallo studio emerge, infine, un dato che invita a riflettere: non sempre i danni predatori del lupo vengono denunciati e questo accade essenzialmente per due ragioni: in primo luogo, in quanto non sempre gli allevatori rinvengono gli animali predati. Ma un’altra spiegazione risiede nel fatto che l’iter per l’erogazione dell’indennizzo spesso è estremamente lungo e complesso.
Nota metodologica
Nella stesura del Rapporto relativo all’impatto del lupo sulle attività zootecniche nel periodo 2015-2019 sono state coinvolte 17 Regioni (con l’esclusione delle Isole maggiori), le Province autonome di Trento e Bolzano, 20 Parchi Nazionali (tranne quelli nelle isole), il Parco Naturale Regionale Sirente Velino e le aree protette regionali del Lazio. I dati sono stati forniti all’Ispra (previa formale richiesta) dagli uffici competenti in materia presso Regioni, Province autonome, Parchi nazionali e alcune aree protette regionali.
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