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04 Novembre 2026

Virus Shamonda, primi casi in Gran Bretagna in due allevamenti

Rilevato a ottobre in due aziende da latte del Powys e dello Shropshire. Nessuna nuova misura di controllo: ai medici veterinari si chiede di conoscerne i segni clinici


Virus Shamonda, primi casi in Gran Bretagna in due allevamenti

Il virus Shamonda ha raggiunto la Gran Bretagna. L’Animal and Plant Health Agency (APHA), l’agenzia governativa britannica per la salute animale e vegetale, ha confermato la positività di bovini in due aziende da latte, una nel Powys, in Galles, e una nello Shropshire, in Inghilterra. I campioni, raccolti a ottobre, sono stati analizzati nei laboratori APHA di Weybridge. Il riscontro arriva dopo quelli di Jersey e della Repubblica d’Irlanda. Avviene inoltre a poche settimane dal primo caso umano noto, segnalato in Francia.

Dove è stato rilevato il virus Shamonda in Gran Bretagna

Le due positività riguardano bovini da latte di aziende situate ai due lati del confine tra Galles e Inghilterra. L’APHA definisce il ritrovamento atteso, vista la circolazione del virus documentata nel 2026 in diversi Paesi europei. Nelle isole britanniche il virus era già comparso ad agosto nei bovini di Jersey, poi nella Repubblica d’Irlanda. Secondo l’agenzia, la scoperta conferma anche che i sistemiit di sorveglianza e diagnosi sono in grado di intercettare le malattie emergenti.

Lo Shamonda (SHAV) è un orthobunyavirus del sierogruppo Simbu, lo stesso del virus di Schmallenberg (SBV). È stato isolato per la prima volta in Nigeria a metà degli anni Sessanta e la trasmissione avviene soprattutto attraverso i moscerini ematofagi del genere Culicoides.

Perché l’APHA non prevede nuove misure di controllo

Nel Regno Unito lo SHAV non è una malattia soggetta a notifica o denuncia obbligatoria. Le autorità ritengono che, allo stato attuale, non servano misure di controllo aggiuntive. Defra, i governi di Galles e Scozia e l’APHA continueranno però a seguire l’andamento epidemiologico e potranno rivedere la risposta se emergeranno nuovi dati. Lo Shamonda non è classificato nemmeno nell’ambito della Legge di sanità animale dell’UE, e non è quindi soggetto a sorveglianza o controllo ufficiali.

Le indicazioni operative sono rivolte agli allevatori, che devono osservare gli animali e consultare il proprio veterinario se compaiono sintomi sospetti, e ai veterinari, che devono conoscere il quadro clinico descritto per lo SHAV. Per gli approfondimenti diagnostici i veterinari possono contattare i Veterinary Investigation Centre dell’APHA o, in Scozia, lo SRUC.

Quali segni clinici cercare nel bovino e negli altri ruminanti

Nei bovini, soprattutto da latte, i segni riportati finora sono febbre, diarrea acquosa, riduzione dell’ingestione e calo della produzione di latte. Di solito sono colpiti più capi contemporaneamente e il calo produttivo può durare fino a tre settimane. In uno studio francese su nove aziende da latte la produzione si è ridotta fino al 75%. Sono stati documentati anche aborti e, nei vitelli, malformazioni a carico dell’apparato muscolo-scheletrico e del sistema nervoso centrale, coerenti con la possibile trasmissione transplacentare.

Il virus è stato trovato anche in ovini, caprini, alpaca ed equidi. In Svizzera e nel Sud della Germania è stato rilevato nel tessuto cerebrale di cavalli con malattia neurologica di origine non chiarita. Il legame causale non è ancora stabilito. Secondo l’APHA, però, il dato segnerebbe una potenziale differenza rispetto all’SBV, per il quale la componente neurologica nell’adulto non è riconosciuta. Al momento non esistono vaccini né terapie specifiche.

Shamonda e Schmallenberg: cosa cambia per la diagnosi

La parentela con l’SBV ha conseguenze pratiche in laboratorio. Secondo il servizio veterinario olandese Royal GD, la PCR per orthobunyavirus non distingue lo Shamonda dallo Schmallenberg, e lo stesso vale per i test ELISA anticorpali per l’SBV. Per la conferma servono quindi metodiche di sequenziamento. La viremia dura in genere da tre a cinque giorni. I laboratori consigliano perciò di prelevare sangue in EDTA dagli animali febbrili, campionando almeno due o tre capi per allevamento. L’APHA ha messo a punto un test dedicato, disponibile a supporto delle indagini sul campo.

Le autorità britanniche giudicano molto basso il rischio per la popolazione generale e l’UK Health Security Agency segue la situazione. La Food Standards Agency ha escluso, sulla base delle evidenze attuali, rischi per la sicurezza alimentare.

TAG: GRAN BRETAGNA, VIRUS SHAMONDA

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