Gatti
26 Ottobre 2026Un parere CVMP apre la strada al primo medicinale veterinario con RNA autoamplificante come principio attivo. Solo la componente FeLV è a RNA: la FNOVI ne valuta portata e limiti

Nella pratica vaccinale felina europea entra una piattaforma che finora mancava, l’RNA autoamplificante. Riguarda la sola componente contro la leucemia felina (FeLV) di un vaccino combinato privo di adiuvanti, autorizzato dopo il parere favorevole del CVMP dell’EMA. La FNOVI ha assistito alla presentazione della gamma il 12 ottobre a Varsavia, a margine del Congresso mondiale WSAVA. In un documento firmato da Luigi Zumbo, la Federazione ne analizza la tecnologia, le evidenze disponibili e il rapporto con le linee guida WSAVA 2024.
Il 16 aprile 2026 il Comitato per i medicinali veterinari (CVMP) dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha espresso parere favorevole all’autorizzazione all’immissione in commercio di un vaccino felino liofilizzato. Nella comunicazione del giorno successivo, l’Agenzia lo ha indicato come il primo medicinale veterinario con RNA autoamplificante (saRNA) come principio attivo. La decisione della Commissione europea è stata comunicata dal titolare il 31 luglio 2026.
La FNOVI insiste su una precisazione terminologica. Non si tratta di cinque vaccini a RNA, ma di un unico vaccino combinato a cinque componenti, di cui una sola a RNA. La componente FeLV è costituita da saRNA racchiuso in una particella replicon. Le altre quattro, dirette contro l’herpesvirus felino di tipo 1 (FHV-1), il calicivirus felino (FCV), il virus della panleucopenia felina (FPV) e Chlamydia felis, sono ceppi vivi attenuati.
Secondo i rapporti pubblici di valutazione (EPAR) dell’EMA, la gamma comprende in tutto cinque medicinali. Questi combinano in modo diverso le componenti FHV-1, FCV e FPV, con o senza C. felis e con o senza FeLV, oppure contengono il solo FeLV. Soltanto i tre prodotti con componente FeLV contengono RNA.
Il replicon felino deriva da un alphavirus, il ceppo attenuato TC-83 del virus dell’encefalite equina venezuelana. I geni strutturali sono stati sostituiti da quello che codifica la glicoproteina gp85 dell’involucro del FeLV (ceppo A/Glasgow-1). Senza i geni strutturali, la particella non è in grado di formare nuovi virioni ed è indirizzata alle cellule dendritiche. Nelle cellule dell’ospite si amplifica in misura limitata, guida la sintesi dell’antigene e non genera progenie virale.
La differenza rispetto ai vaccini a mRNA impiegati durante la pandemia sta nel veicolo. In quel caso l’mRNA è incapsulato in nanoparticelle lipidiche. Anche il vaccino umano a RNA autoamplificante contro COVID-19 (zapomeran), autorizzato nell’UE il 12 febbraio 2025, usa nanoparticelle lipidiche. Per questo, osserva la FNOVI, i risultati ottenuti con una piattaforma non sono trasferibili all’altra, né dall’uomo al gatto: ogni prodotto deve dimostrare efficacia e sicurezza nella specie di destinazione.
Le evidenze di riferimento provengono dallo studio di sviluppo pubblicato dal produttore (Huisman e coll., 2026). Secondo gli autori, il vaccino ha ridotto in modo significativo i segni clinici da herpesvirus e calicivirus, ha protetto dalla malattia clinica e dalla leucopenia nella panleucopenia e ha ridotto l’eliminazione degli agenti. Per il FeLV, la frazione prevenuta di viremia persistente è riportata al 91% dopo il ciclo primario, all’85% a un anno e al 56% a tre anni dalla rivaccinazione.
Sul fronte della sicurezza, gli stessi autori hanno cercato di re-isolare la particella e di verificarne la trasmissione a gatti sentinella conviventi, senza evidenziare né eliminazione né trasmissione. Lo studio riferisce inoltre che la piattaforma era già stata autorizzata in Nord America nel 2024. Per l’EMA, gli effetti indesiderati più comuni, osservati in 1-10 gatti su 100, sono tumefazione al sito di inoculo e febbre di circa un giorno.
La FNOVI segnala come elementi di novità la combinazione in un solo medicinale di componente saRNA, assenza di adiuvanti, volume ridotto e insorgenza dell’immunità indicata in circa una settimana. La Federazione precisa però che un vantaggio di sicurezza clinicamente dimostrabile resta un’ipotesi da verificare con i dati di farmacovigilanza.
L’assenza di adiuvanti ha un peso particolare nel gatto per il possibile legame con il sarcoma felino al sito di inoculo (FISS). Le linee guida WSAVA riconoscono che l’eziopatogenesi resta incerta. Alcune evidenze indicano un coinvolgimento maggiore dei vaccini adiuvati, ma gli esperti ne danno letture diverse e per una parte di loro le prove sono troppo deboli per orientare la scelta.
Il gruppo di lavoro WSAVA raccomanda comunque di preferire i prodotti non adiuvati nei Paesi in cui il FISS è noto e dove esistono alternative accettabili. In mancanza di queste, vaccinare con un prodotto adiuvato resta preferibile al non vaccinare. Sul piano operativo, le linee guida indicano di evitare la regione interscapolare, privilegiare la via sottocutanea, ruotare e registrare i siti di inoculo. Per le masse post-vaccinali vale la regola “3-2-1”: biopsia se la massa persiste a tre mesi, supera i due centimetri di diametro o è ancora in crescita a un mese.
La FNOVI ricorda che i vaccini felini non adiuvati non sono una novità. Per il FeLV è già disponibile in Italia un prodotto ricombinante a vettore canarypox non adiuvato, e per panleucopenia, herpesvirus e calicivirus esistono da tempo vaccini vivi attenuati.
Le linee guida WSAVA 2024 (Squires e coll.) partono dal principio che tutti i cani e i gatti dovrebbero essere vaccinati, a tutela del singolo e dell’immunità di popolazione. Nel gatto sono core ovunque i vaccini contro panleucopenia, calicivirus e herpesvirus felino di tipo 1, mentre l’antirabbica lo è nelle aree endemiche.
Il vaccino FeLV è core per i gatti sotto l’anno di età e per gli adulti con accesso all’esterno, o conviventi con gatti che escono, nelle regioni endemiche. L’adattamento italiano del documento colloca l’Italia tra queste. Va somministrato solo a soggetti negativi al test e non garantisce protezione contro tutti gli esiti dell’infezione.
Nel gattino il protocollo prevede la prima dose a 6-8 settimane, richiami ogni 2-4 settimane fino ad almeno 16 settimane e un’ulteriore dose a 26 settimane o più, per superare l’interferenza imprevedibile degli anticorpi materni. Nell’adulto a basso rischio, la rivaccinazione contro panleucopenia, herpesvirus e calicivirus può essere triennale. Nei soggetti a rischio più alto resta annuale per le componenti respiratorie. Per il FeLV l’intervallo dipende dal rischio individuale e dall’RCP del prodotto.
Le linee guida segnalano anche che il “carico vaccinale” eccessivo resta un motivo di preoccupazione e che i polivalenti con componenti core e non core sono ancora molto usati. Durante la presentazione del produttore è stato richiamato il principio dell’Advisory Board on Cat Diseases: vaccinare quanti più gatti possibile, ciascuno solo con la frequenza necessaria.
Secondo le linee guida WSAVA, aumentare la quota di animali vaccinati, anche con una sola dose core al momento giusto, incide sull’immunità di popolazione molto più che rivaccinare spesso pochi soggetti. Il documento cita due esempi. Nel Regno Unito, i proprietari che dichiaravano completato il ciclo primario del gattino sono scesi da circa l’82% nel 2016 al 61% nel 2019. Negli Stati Uniti, uno studio ha rilevato tassi mediani di vaccinazione FeLV del 34,6% negli adulti e del 36,8% nei gattini e nei gatti di un anno.
Più recente è l’indagine online condotta nel 2024 su 5.071 proprietari e 1.330 veterinari in quattordici Paesi, Italia compresa (Carroll e coll., 2026). I proprietari dichiarano “precedentemente vaccinato” il 65% dei gatti, mentre i veterinari riportano una compliance del 77% per i vaccini core. La FNOVI avverte che il dato riflette una vaccinazione pregressa dichiarata, non la copertura attuale né lo stato immunitario.
Le motivazioni del rifiuto sono più indicative. Tra i proprietari che non vaccinano, il 27% considera inutile il vaccino perché il gatto è sano e un altro 27% perché vive in casa. Solo il 16% dei proprietari mette la vaccinazione tra i tre fattori chiave per la salute del gatto, contro il 69% dei veterinari. Il 58% dei proprietari indica il veterinario come prima fonte di informazione, ma appena il 23% dei veterinari dichiara di affrontare l’argomento con i clienti.
Sul gatto “solo indoor”, nel suo intervento Whitley ha ricordato che le occasioni di contatto con altri gatti difficilmente mancano: un nuovo animale in casa, un ricovero, un giardino recintato, una fuga. La WSAVA richiama anche l’esitazione vaccinale, inserita dall’OMS nel 2019 tra le dieci principali minacce per la salute globale.
Il documento FNOVI dedica ampio spazio al confronto con la medicina umana. Ricorda gli studi di fase 3 sui vaccini anti-COVID-19 a mRNA (Polack e coll. e Baden e coll., 2020), con un’efficacia del 95% e del 94,1% contro la malattia sintomatica, e la stima di 14,4 milioni di decessi registrati evitati nel primo anno in 185 Paesi (Watson e coll., 2022). Cita inoltre un vaccino a mRNA contro il virus respiratorio sinciziale negli over 60, con efficacia dell’83,7% e reattogenicità locale superiore al placebo (Wilson e coll., 2023), e il rischio raro di miocardite e pericardite riconosciuto dalle autorità regolatorie, soprattutto nei giovani maschi.
Un richiamo riguarda anche l’oncologia, rilevante perché il FeLV causa linfomi e leucemie nel gatto. Nel melanoma ad alto rischio resecato, una terapia individualizzata con neoantigeni a mRNA associata a pembrolizumab ha ridotto il rischio di recidiva o morte rispetto al solo pembrolizumab in uno studio di fase 2b su 157 pazienti (Weber e coll., 2024; HR 0,561, IC 95% 0,309-1,017, p=0,053). La FNOVI sottolinea che il risultato è preliminare, non raggiunge la significatività convenzionale e riguarda una terapia, non una profilassi.
Per la Federazione, il confronto suggerisce due conclusioni. Le piattaforme a RNA hanno mostrato efficacia e rapidità di sviluppo, ma anche reattogenicità ed eventi rari che hanno richiesto sorveglianza post-marketing, e lo stesso dovrà valere per i vaccini felini. Inoltre, l’innovazione tecnologica da sola non vince l’esitazione vaccinale: resta decisiva la comunicazione tra veterinario e proprietario. Il valore reale della nuova gamma, conclude la FNOVI, si misurerà sulla capacità di aumentare la quota di gatti protetti riducendo il superfluo. La Federazione ha annunciato che continuerà a seguire l’evoluzione delle evidenze.
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