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Influenza aviaria

26 Ottobre 2026

Aviaria HPAI, anticorpi H5 negli orsi polari della Groenlandia

Fino al 2023 nessuna traccia di esposizione. Poi la sieroprevalenza per influenza A sale dal 21% al 43%, e quattro esemplari del 2025 mostrano anticorpi verso il clade HPAI 2.3.4.4b senza segni clinici


Aviaria HPAI, anticorpi H5 negli orsi polari della Groenlandia

Nel sangue degli orsi polari abbattuti nell’area di Scoresby Sound, nella Groenlandia orientale, compaiono per la prima volta le tracce del passaggio dell’influenza aviaria ad alta patogenicità. Quattro animali prelevati nel 2025 presentano anticorpi verso virus H5 del clade 2.3.4.4b, la linea HPAI che da alcuni anni circola a livello globale tra uccelli e mammiferi. Al momento del prelievo, però, apparivano in buona salute. Il dato arriva da una research letter pubblicata su Emerging Infectious Diseases, la rivista dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi.

Quanti orsi polari sono risultati positivi all’influenza aviaria in Groenlandia

Lo studio è coordinato da Kayla J. Buhler, ricercatrice della University of Inland Norway e postdoctoral fellow al Cornell K. Lisa Yang Center for Wildlife Health della Cornell University. Vi hanno partecipato ricercatori della Public Health Agency of Canada, della University of Saskatchewan e dell’Arctic Research Cluster della Aarhus University. Il gruppo ha analizzato 109 campioni di plasma raccolti tra il 2016 e il 2025 da orsi polari (Ursus maritimus) apparentemente sani, abbattuti durante la caccia di sussistenza nei dintorni di Ittoqqortoormiit. La stagione venatoria va da gennaio a maggio.

Lo screening iniziale ha usato un ELISA competitivo diretto contro la nucleoproteina dei virus dell’influenza A. Nessun campione è risultato positivo fino al 2023. Nel 2024 i positivi sono stati 3 su 14 (21%, IC 95% 8-48%), tutti maschi. Nel 2025 sono saliti a 6 su 14 (43%, IC 95% 21-67%), cinque maschi e una femmina. Gli intervalli di confidenza ampi riflettono la numerosità ridotta dei campioni annuali.

Come è stata individuata l’esposizione al clade 2.3.4.4b

Sui 9 campioni positivi, e su 3 negativi di controllo, i ricercatori hanno eseguito un test di inibizione dell’emoagglutinazione con eritrociti di cavallo. Il pannello comprendeva virus aviari rappresentativi dei sottotipi H5 e H7. Il plasma di 4 orsi del 2025 ha mostrato titoli superiori a 1:40 verso virus H5N1 del clade 2.3.4.4b. La reattività non compariva invece verso virus del clade 1.

Gli autori riconoscono che una reattività crociata con sottotipi H5 a bassa patogenicità non si può escludere. Tuttavia, l’inibizione selettiva verso il clade 2.3.4.4b, che è una linea esclusivamente HPAI, sostiene con forza l’ipotesi di un’infezione da virus di questo clade.

Da dove arriva il virus: uccelli marini e rotte migratorie

Gli uccelli migratori sono assenti durante la stagione di caccia all’orso. Secondo gli autori, quindi, gli animali positivi si sarebbero probabilmente infettati durante la migrazione estivo-autunnale dell’anno precedente al prelievo.

Il quadro è coerente con quanto documentato sulla costa occidentale della Groenlandia. Lì sono stati confermati ceppi H5N1 nell’uria comune (Uria aalge) nel 2022, e H5N5 nel gabbiano glauco (Larus hyperboreus) nel 2023, nel fulmaro (Fulmarus glacialis) nel 2023 e nel 2024 e nel mugnaiaccio (Larus marinus) nel 2024. La Groenlandia fa da ponte tra la rotta migratoria dell’Atlantico orientale e quella dell’Atlantico nordamericano. Per questo i ricercatori la considerano un’area strategica per intercettare precocemente la diffusione dell’HPAI.

Gli orsi polari possono sopravvivere all’aviaria?

I cacciatori non hanno riferito segni clinici negli animali abbattuti. Secondo gli autori, questo suggerisce che l’orso polare possa superare l’infezione. Lo stesso indicano la prevalenza relativamente elevata e la sopravvivenza degli animali per mesi dopo la partenza degli uccelli migratori.

Il dato va letto accanto ai casi fatali già descritti. In Alaska un orso polare è morto per H5N1 nel 2023. Alle Svalbard il Norwegian Veterinary Institute ha segnalato nel 2026 il primo caso di infezione da H5N5 nella specie. Questi virus restano dunque una minaccia concreta per i mammiferi artici, anche se l’esito non è sempre letale.

Come si trasmette l’aviaria HPAI ai mammiferi selvatici artici

Il passaggio ai mammiferi avviene tipicamente per ingestione di uccelli infetti o per contatto con ambienti contaminati. Nei selvatici le vie possibili sono diverse: contatto con secrezioni mucose o nasali, consumo di carcasse di uccelli, di uova o di mammiferi infetti, trasmissione dalla madre alla prole attraverso l’allattamento. Per l’orso polare servono ulteriori studi. Gli autori indicano comunque come via più probabile il consumo di uccelli e mammiferi morti o infetti.

Perché l’orso polare può diventare una specie sentinella

La riduzione del ghiaccio marino costringe l’orso polare a passare più tempo sulla terraferma. Lì sfrutta nuove fonti alimentari: nidi costieri, uccelli, carcasse di mammiferi marini. Questo comportamento opportunistico, legato allo stress nutrizionale, lo espone a patogeni terrestri. Secondo gli autori, per lo stesso motivo il predatore apicale dell’Artico potrebbe funzionare da specie sentinella per l’HPAI emergente negli ecosistemi polari.

Lo studio mette in evidenza anche il valore della collaborazione con le comunità indigene. I campioni provengono dalla quota legale annuale di 35 orsi polari destinata alla caccia di sussistenza in Groenlandia. Il loro rilievo nutrizionale e culturale per queste popolazioni rende la sorveglianza sanitaria della fauna artica una questione One Health a tutti gli effetti.

TAG: GROENLANDIA, H5N1, H5N5, HPAI, ORSI POLARI

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