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29 Maggio 2026

Brambilla indagata a Milano, false fatture su sponsorizzazioni Enci per 1,5 milioni

La Procura di Milano contesta all’onorevole Michela Vittoria Brambilla false fatturazioni per circa 1,5 milioni di euro sulle sponsorizzazioni dell’ENCI al programma “Dalla parte degli animali”. Indagato anche il presidente dell’ente, Espedito Massimo Muto

di Redazione Vet33


Brambilla indagata a Milano, false fatture su sponsorizzazioni Enci per 1,5 milioni

La Procura di Milano ha avviato un’inchiesta per false fatturazioni e ipotesi di evasione fiscale sull’IVA a carico dell’Onorevole Michela Vittoria Brambilla e del presidente dell’Ente nazionale cinofilia italiana (Enci) Espedito Massimo Muto. Secondo i pm Antonio Pansa e Giancarla Serafini, tra il 2020 e il 2026 circa 1,5 milioni di euro versati dall’Ente come sponsor del programma televisivo "Dalla parte degli animali" sarebbero stati in gran parte (circa il 90%) girati alla parlamentare anziché destinati alla produzione del programma. Perquisizioni del Nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia Di Finanza tra Milano, Torino e Roma.

Il meccanismo contestato

Secondo la ricostruzione della Procura, l’Enci versava denaro a tre società di produzione per sponsorizzare il programma condotto da Brambilla. Quelle stesse società avrebbero poi girato alla deputata la quasi totalità delle somme ricevute, senza trattenere nulla per la produzione effettiva. Nel giro di tre anni, tra il 2020 e il 2023, il “quantum fatturato” dalle tre società all’Enci ammontava a 976mila euro, sostanzialmente sovrapponibile ai 937mila euro fatturati dalla deputata alle stesse società. “Quelle società non trattengono alcunché per le attività asseritamente svolte di realizzazione del programma”, si legge nel decreto di perquisizione.

Il presidente dell’Enci, Espedito Massimo Muto, avrebbe utilizzato l’annotazione in contabilità di fatture per “operazioni inesistenti” al fine di dare copertura contabile al flusso economico in uscita e ottenere un risparmio fiscale attraverso la deduzione di costi non deducibili in quanto illegali.

La testimonianza sul costo delle rubriche

Tra gli elementi dell’inchiesta figura la deposizione di Gaetano Turrini, socio storico dell’Enci, che ha riferito di aver constatato dal bilancio consuntivo 2021 che l’ente aveva speso 240mila euro per 28 rubriche in altrettante puntate, al costo di circa 8.500 euro ciascuna. 

“Ho potuto constatare che la parte dedicata a Enci all’interno di ciascuna puntata della trasmissione è stata di poco più di un minuto”, ha dichiarato. “Ritengo che tale sponsorizzazione sia un investimento del tutto insensato”, aveva affermato nell’assemblea annuale del 2024.

La posizione della difesa

L’avvocato Mario Zanchetti, difensore di Brambilla, ha precisato che “le fatturazioni dell’onorevole Brambilla sono per prestazioni esistenti, come conduttrice della trasmissione” e che “i suoi redditi sono pubblici in quanto parlamentare”. Il legale ha inoltre sottolineato che “l’Enci è uno sponsor della trasmissione con regolari contratti stipulati con le società di produzione” e non direttamente con la deputata. Brambilla non è stata perquisita in quanto parlamentare e gode di immunità.

L’inchiesta nata da Report

La vicenda era stata sollevata circa un anno fa da alcune puntate del programma di inchiesta Report. La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, ha condotto le indagini che hanno portato alle perquisizioni negli uffici delle società di produzione, nelle sedi Enci e nelle abitazioni degli indagati in più città italiane.

CITATI: ANTONIO PANSA, ESPEDITO MASSIMO MUTO, GAETANO TURRINI, GIANCARLA SERAFINI, MARCELLO VIOLA, MICHELA VITTORIA BRAMBILLA
TAG: ENCI, GUARDIA DI FINANZA

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