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20 Maggio 2026Uno studio dell’Izsam rileva Klebsiella pneumoniae in acqua e sabbia lungo la costa abruzzese, anche in siti classificati idonei alla balneazione. I ceppi includono sequenze note in ambito clinico e geni di resistenza agli antibiotici

Klebsiella pneumoniae è presente nelle acque di balneazione e nella sabbia della costa abruzzese, con maggiore frequenza nelle aree prossime alle foci dei fiumi e nei tratti più antropizzati. Lo rileva uno studio coordinato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise (Izsam), in collaborazione con il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), ARPA Abruzzo e strutture sanitarie del territorio, pubblicato su Science of the Total Environment. Tutti i siti campionati erano classificati come idonei alla balneazione secondo i controlli di routine: il dato non indica un rischio immediato per i bagnanti, ma segnala come l’ambiente costiero possa funzionare da indicatore delle pressioni antropiche che arrivano dalla terraferma.
I campioni di acqua di mare e sabbia sono stati raccolti lungo la costa abruzzese durante la stagione balneare. Il batterio è stato rilevato in entrambe le matrici, con una distribuzione non uniforme: la frequenza è più elevata nelle aree adiacenti alle foci dei fiumi e nei tratti costieri caratterizzati da maggiore presenza umana e infrastrutture. Nei siti meno accessibili e distanti dagli insediamenti il batterio non è stato individuato. Un dato che suggerisce un collegamento diretto con i flussi che arrivano dalla terraferma attraverso i sistemi fluviali e le acque reflue.
Le analisi genetiche hanno evidenziato un’elevata varietà di ceppi di Klebsiella pneumoniae, incluse alcune sequenze già note in ambito clinico. In pochi casi i ceppi ambientali risultano geneticamente molto simili a quelli isolati in pazienti negli anni precedenti.
“Non significa che il contatto con l’acqua o con la sabbia provochi infezioni”, ha precisato Alessandra Cornacchia, ricercatrice Izsam, “ma indica che ambiente e contesto clinico fanno parte di un sistema interconnesso, all’interno del quale i batteri possono circolare”.
Tutti i ceppi analizzati presentavano almeno un gene associato alla resistenza agli antibiotici. Nella maggior parte dei casi, tuttavia, questi geni non si traducevano in una resistenza effettiva ai farmaci testati in laboratorio, una discrepanza ben documentata in microbiologia ambientale.
“La loro individuazione è importante perché aiuta a comprendere come l’ambiente possa conservare e, in determinate condizioni, favorire la circolazione di elementi genetici potenzialmente rilevanti per la salute”, ha spiegato Cornacchia.
Francesco Pomilio, del Laboratorio di Sicurezza microbiologica degli alimenti Izsam, ha sottolineato l’utilità di affiancare ai controlli ambientali tradizionali strumenti di analisi genomica per comprendere cosa circola e quali potrebbero essere le implicazioni per la salute pubblica.
Lo studio si inserisce in una prospettiva One Health che considera ambiente, animali e uomo come parti di un unico sistema. In questo quadro, il mare e la sabbia diventano strumenti di lettura del territorio e delle sue trasformazioni, capaci di restituire informazioni sul rapporto tra attività umane, microrganismi e salute. Gli autori sottolineano i limiti dello studio – circoscritto a un’area geografica specifica e a un periodo stagionale definito – e la necessità di ulteriori approfondimenti per estendere le osservazioni.
CITATI: ALESSANDRA CORNACCHIA, FRANCESCO POMILIOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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