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04 Maggio 2026

Pet therapy felina in psichiatria pediatrica, il Meyer di Firenze avvia la sperimentazione

L’ospedale pediatrico Meyer di Firenze ha avviato in via sperimentale la pet therapy felina nel reparto di Psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza: Pitagora, gatto dell'associazione Antropozoa, entrerà una volta a settimana accompagnato da una psicologa esperta in IAA e da un operatore specializzato

di Redazione Vet33


Pet therapy felina in psichiatria pediatrica, il Meyer di Firenze avvia la sperimentazione

Si chiama Pitagora, è rosso e affettuosissimo, ed è il primo gatto a varcare la soglia dell’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, nell’ambito di un progetto di pet therapy. Il felino, parte della scuderia dell’associazione Antropozoa, ha trascorso un paio d’ore nel reparto di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza, uno dei contesti clinici più delicati in cui la relazione con l’animale può svolgere un ruolo terapeutico specifico. Il Meyer non è nuovo agli interventi assistiti con animali (Iaa): da 25 anni è stato il primo centro sanitario pubblico italiano a inserirli nel protocollo sanitario, conferendo loro la dignità di una terapia strutturata. Ma il gatto è una novità, scelto sulla base dei nuovi bisogni dei pazienti psichiatrici, per le sue caratteristiche relazionali peculiari.

Il Meyer e gli interventi assistiti con animali: 25 anni di storia

Grazie al supporto della Fondazione Meyer, l’ospedale pediatrico fiorentino è stato il primo centro sanitario pubblico in Italia a introdurre gli Iaa all’interno del protocollo sanitario, 25 anni fa. Da allora i cani dell’associazione Antropozoa, accompagnati da operatori umani specializzati, sono diventati una presenza strutturata nei reparti, nelle stanze e nei corridoi dell’ospedale.

La sperimentazione avviata ora segna un salto di qualità in questo percorso: per la prima volta un gatto entra nella struttura nell’ambito di un progetto terapeutico formale.

Un gatto in ospedale: il protocollo

La sperimentazione prevede che Pitagora entri in ospedale una volta a settimana, in un ambiente igienizzato prima e dopo la sua presenza. I pazienti saranno individuati da un’équipe composta da medici, infermieri ed esperti di Iaa.

Con il gatto saranno sempre presenti due professionisti: Francesca Mugnai, psicologa ed esperta di Iaa, e Alexis Gerakis, operatore Iaa. Il comportamento e il benessere di Pitagora saranno costantemente monitorati da una squadra di medici veterinari ed etologi, un elemento fondamentale per garantire che l’animale stesso sia protetto nel contesto terapeutico.

Perché il gatto in psichiatria

La scelta del felino non è casuale. Il gatto è una figura familiare per molti pazienti, favorisce il contatto fisico in modo non invasivo e permette di instaurare relazioni emotivamente intense basate sulla cura e sull’accudimento. È indicato in modo specifico per i pazienti con patologie psichiatriche che hanno difficoltà a fidarsi e a creare legami.

Sul piano cognitivo, le attività con il gatto stimolano le funzioni cerebrali, con particolare attenzione a memoria e concentrazione, spesso compromesse nei contesti di fragilità. Sul piano emotivo, l’interazione rafforza l’autostima, sviluppa la capacità di autocontrollo e riduce i momenti di isolamento. Sul piano relazionale, il gatto agisce come facilitatore sociale, promuovendo la comunicazione verbale e non verbale, la capacità di ascolto, la tolleranza alla frustrazione e la partecipazione alle dinamiche di gruppo.

CITATI: ALEXIS GERAKIS, FRANCESCA MUGNAI
TAG: ADOLESCENTI, ANTROPOZOA, BAMBINI, BENESSERE ANIMALE, IAA, OSPEDALE PEDIATRICO MEYER, PET THERAPY

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