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Farmaci

25 Maggio 2026

Cbd nei cani, effetti antiproliferativi in sei entità tumorali

Una revisione sistematica analizza le evidenze precliniche del cannabidiolo su sei tumori canini: linfoma, carcinoma mammario, glioma, carcinoma prostatico, osteosarcoma e carcinoma uroteliale. Effetti antiproliferativi coerenti, ma studi clinici controllati ancora scarsi

di Redazione Vet33


Cbd nei cani, effetti antiproliferativi in sei entità tumorali

Il cannabidiolo (Cbd) mostra effetti antiproliferativi e proapoptotici coerenti nelle linee cellulari tumorali canine, ma la trasferibilità alla pratica clinica dipende ancora da studi veterinari ben controllati. È la conclusione di una revisione sistematica condotta seguendo lo standard PRISMA da Francisca J. Medina e Cristian G. Torres dell’Universidad de Chile, pubblicata su Frontiers in Veterinary Science. La revisione analizza 18 studi selezionati da un pool iniziale di 142, pubblicati tra il 2015 e il 2025, relativi a sei entità tumorali: linfoma, carcinoma mammario, glioma, carcinoma prostatico, osteosarcoma e carcinoma uroteliale. Solo tre dei 18 lavori inclusi sono studi clinici prospettici su cani malati; i restanti utilizzano linee cellulari o modelli murini.

Meccanismi d’azione

Il Cbd esplica la sua azione antitumorale attraverso molteplici vie di segnalazione parallele. Nelle cellule tumorali canine esaminate induce apoptosi attraverso l’attivazione delle caspasi 3, 8 e 9 e il rilascio mitocondriale di citocromo c. Parallelamente, inibisce la migrazione cellulare riducendo le metalloproteinasi MMP-2 e MMP-9. Nelle cellule del linfoma si osserva una modulazione della cascata MAPK che porta all’eliminazione cellulare autofagica. Gli autori sottolineano che questi meccanismi procedono largamente in modo indipendente dal recettore cannabinoide CB1, il che spiega l’assenza di effetti psicotropi e rende la sostanza di particolare interesse per l’uso veterinario.

Osteosarcoma e carcinoma mammario

La revisione dedica particolare attenzione all’osteosarcoma, frequente nelle razze di grandi dimensioni: gli studi su colture cellulari mostrano una riduzione dose-dipendente della viabilità delle cellule tumorali, con concentrazioni efficaci comprese tra 10 e 20 micromoli per litro. Effetti simili sono documentati per i carcinomi mammari canini, tra le entità tumorali più frequenti nelle femmine non sterilizzate.

Profilo di sicurezza

I dosaggi orali da 2 a 4 mg/kg di peso corporeo generalmente non causano effetti collaterali clinicamente rilevanti. A dosaggi più elevati si osservano occasionalmente aumenti temporanei della fosfatasi alcalina e lieve diarrea. La biodisponibilità è da quattro a cinque volte superiore con somministrazione in associazione ad alimenti ricchi di grassi rispetto alla somministrazione a stomaco vuoto. Il dosaggio oncologico ottimale non è ancora definito.

Limiti metodologici e implicazioni cliniche

La maggior parte degli studi utilizza estratti a spettro completo con composizione variabile, rendendo difficili i confronti. Mancano concentrazioni standardizzate di Cbd, endpoint validati e classificazioni tumorali uniformi. La combinazione con chemioterapici classici è stata esaminata sistematicamente in soli due studi. Gli autori chiedono studi clinici multicentrici con popolazioni più ampie, criteri diagnostici uniformi e analisi farmacocinetica definita.

Dai dati disponibili, il Cbd potrebbe essere considerato come misura di supporto – sollievo dal dolore, stimolazione dell’appetito, riduzione dello stress in associazione alla chemioterapia – ma non è giustificato come terapia oncologica curativa esclusiva.

CITATI: CRISTIAN G. TORRES, FRANCISCA J. MEDINA
TAG: CANE, CANNABIDIOLO, CARCINOMA MAMMARIO, CARCINOMA PROSTATICO, CARCINOMA UROTELIALE, CBD, GLIOMA, ONCOLOGIA, OSTEOSARCOMA, TUMORE

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