Acquacoltura
15 Aprile 2026Un’analisi dal 1950 al 2023 mostra che la produzione globale si sta concentrando su specie allevate intensivamente, come salmone e gamberi, con un potenziale di sostenibilità inferiore rispetto a bivalvi e alghe

L’acquacoltura globale cresce, ma non nella direzione più sostenibile. È quanto emerge da uno studio dell’Università della British Columbia, secondo cui dagli anni ‘80 il settore si è progressivamente spostato verso specie allevate intensivamente e con minori benefici per sicurezza alimentare, clima e biodiversità. I risultati, pubblicati su Fish and Fisheries, indicano un “crescente disallineamento” tra ciò che viene prodotto e ciò che sarebbe più utile per gli obiettivi ambientali e alimentari globali.
Analizzando la produzione dal 1950 al 2023, i ricercatori hanno osservato che dagli anni ‘80 l’acquacoltura si è concentrata su poche specie ad allevamento intensivo, come salmone e gamberi, considerate meno sostenibili rispetto a organismi tradizionalmente allevati come alghe e molluschi.
“Stiamo assistendo a un crescente disallineamento tra ciò che produciamo e ciò che sarebbe più utile per sostenere clima, biodiversità e sicurezza alimentare”, spiega il professor William Cheung, Direttore dell’Institute for the Oceans and Fisheries (IOF), autore senior dello studio.
Lo studio evidenzia che i sistemi precedenti, basati su bivalvi e alghe, avevano un potenziale di sostenibilità più elevato rispetto ai sistemi moderni, più dipendenti da mangimi e più vulnerabili ai cambiamenti climatici.
La ricerca ha utilizzato un approccio basato sui tratti biologici delle specie per valutarne il contributo a tre aree chiave: approvvigionamento alimentare, impatto climatico e biodiversità. Secondo gli autori, specie come bivalvi e alghe offrono benefici ambientali significativi, mentre altre comportano compromessi più marcati.
“L’acquacoltura del salmone è il settore alimentare in più rapida crescita, ma è fortemente influenzata dal riscaldamento delle acque ed è una specie con un potenziale FCB più basso”, ha affermato Aleah Wong, principale autrice dello studio e dottoranda presso l’Iof.
Lo studio ha sviluppato indici per misurare il contributo dell’acquacoltura agli obiettivi di cibo, clima e biodiversità, in linea con l’agenda degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.
Solo in Cina – che nel 2022 rappresentava il 56% – il confronto tra la produzione di acquacoltura del periodo1976-1980 e quella più recente, relativa agli anni 2019-2023, mostra:
● cibo: −14,1%
● clima: −21,6%
● biodiversità: −12,9%
Nelle Americhe, invece, c’è stato un leggero miglioramento in uno solo dei tre indici:
● cibo: +0,8%
● clima: −11,4%
● biodiversità: −9,1%
“Molte regioni già allevano specie con alto potenziale di sostenibilità” ha aggiunto Cheung. “Incrementando la produzione di queste specie e diversificando la produzione, l’acquacoltura potrebbe contribuire meglio agli obiettivi globali”.
I ricercatori indicano come priorità:
● espandere la produzione di specie a basso impatto, come bivalvi e alghe
● diversificare le specie allevate
● investire in innovazione e politiche di supporto
● promuovere cambiamenti nelle preferenze dei consumatori
“Passare verso un’acquacoltura più sostenibile richiederebbe un’azione internazionale coordinata”, conclude Wong. “Servono politiche migliori, investimenti nell’innovazione e cambiamenti nelle scelte alimentari dei consumatori”.
Lo studio sottolinea che la domanda di mercato e le politiche pubbliche saranno determinanti per abilitare questa transizione.
CITATI: ALEAH WONG, WILLIAM CHEUNGSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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