Professione
13 Febbraio 2026Nel gruppo di lavoro ministeriale sul d.lgs. 517/1999, Fabiola Fini chiede di superare il quadro normativo transitorio e armonizzare i rapporti tra università e Servizio sanitario nazionale, chiarendo ruolo del personale e modelli organizzativi delle aziende ospedaliero-universitarie

Dopo oltre dieci anni di sperimentazione, il rapporto tra ospedali universitari e Servizio sanitario nazionale (SSN) necessita ancora di una disciplina organica e definitiva. È la posizione espressa da Fabiola Fini, vicepresidente vicario FVM (Federazione Veterinari e Medici) e vice segretario SMI (Sindacato Medici Italiani), intervenuta al gruppo di lavoro del Ministero dell’Università e della Ricerca incaricato di analizzare gli esiti della sperimentazione prevista dal d.lgs. n. 517/1999 sugli ospedali universitari.
Oltre il modello sperimentale del d.lgs. 517/1999
Secondo FVM, il periodo transitorio previsto dalla normativa del 1999 avrebbe dovuto concludersi in quattro anni, ma a distanza di oltre un decennio non è stato ancora definito un modello armonizzato di integrazione tra attività assistenziali, didattiche e di ricerca.
La mancanza di una disciplina organica ha prodotto assetti eterogenei sul territorio nazionale e difficoltà nella governance delle strutture ospedaliere universitarie, con ricadute sull’organizzazione del personale e sulla qualità dell’integrazione tra funzioni accademiche e sanitarie.
Differenze tra AOU e AOI: il nodo del personale
Uno dei principali elementi critici riguarda la distinzione tra:
● Aziende Ospedaliero-Universitarie (AOU), integrate strutturalmente con il sistema universitario;
● Aziende Ospedaliere Integrate (AOI), orientate prevalentemente alla funzione assistenziale.
La diversità emerge soprattutto nelle procedure di conferimento dell’incarico di Direttore di Struttura Complessa. Nelle AOU la nomina avviene su designazione o proposta dell’università, previo accordo con Regione e azienda sanitaria, in coerenza con la logica di integrazione didattico-assistenziale e valorizzazione scientifica.
Nelle AOI, invece, l’incarico è attribuito tramite concorso pubblico con valutazione comparativa dei titoli e colloquio tecnico, secondo una logica più strettamente connessa al servizio sanitario universale.
Per FVM tale differenziazione non rappresenta una disparità di trattamento, ma riflette la diversa natura funzionale dei due modelli organizzativi. Tuttavia, proprio questa eterogeneità rende necessario un riordino normativo che definisca con chiarezza profili professionali, percorsi di carriera e criteri di selezione.
Aziende ospedaliere universitarie senza titolo costitutivo
Un ulteriore elemento di criticità evidenziato riguarda la situazione delle aziende ospedaliere universitarie formalmente operative sul territorio nazionale. Secondo quanto emerso, su circa trenta strutture, ventisette risulterebbero prive del necessario titolo costitutivo, configurando un quadro istituzionale non pienamente coerente con l’impianto normativo originario.
FVM sottolinea l’esigenza di salvaguardare queste realtà, valorizzandone il ruolo nel sistema sanitario, ma al contempo di renderle pienamente funzionali alla presa in carico assistenziale e alla risposta ai bisogni di salute della popolazione.
Un potenziale per la tenuta del SSN
Nel dibattito è stato inoltre richiamato il possibile contributo degli ospedali universitari alla gestione delle criticità del SSN, in particolare nei servizi di emergenza-urgenza e nei pronto soccorso. Il problema del congestionamento, secondo FVM, non dipende tanto dai flussi in entrata quanto dalla carenza di posti letto, che determina la permanenza impropria dei pazienti e il blocco del turnover assistenziale.
Un’integrazione più efficace tra università e sistema sanitario potrebbe quindi rafforzare la capacità assistenziale complessiva, migliorando la gestione dei ricoveri e l’organizzazione delle reti ospedaliere.
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