Cani
29 Gennaio 2026Uno studio internazionale su Dirofilaria immitis, basato sull’analisi di 127 genomi provenienti da diversi continenti, dimostra che la filariosi cardiopolmonare ha un’origine evolutiva più antica di quanto finora ipotizzato e precede la domesticazione del cane

La filariosi cardiopolmonare, causata dal nematode Dirofilaria immitis, rappresenta una delle principali patologie parassitarie a carico dell’apparato cardiopolmonare dei canidi, con un impatto significativo in termini di morbilità e mortalità a livello globale. La diffusione mondiale del parassita è stata finora attribuita prevalentemente alla dispersione dei cani domestici moderni negli ultimi secoli, in associazione ai movimenti umani.
Un nuovo studio, basato su un’analisi genomica su larga scala, riconsidera questa ipotesi. I ricercatori hanno analizzato i genomi completi di 127 esemplari adulti di D. immitis raccolti da ospiti carnivori in Australia, Stati Uniti, America Centrale, Europa e Asia, ampliando in modo significativo la base di dati geografica e numerica rispetto agli studi precedenti.
L’analisi ha evidenziato differenze genetiche nette tra le popolazioni di filaria appartenenti a continenti diversi, indicando che la dispersione del parassita nei canidi è avvenuta in epoche più antiche di quanto precedentemente riconosciuto. I dati di diversità genetica e di admixture suggeriscono, in particolare, un’origine asiatica delle popolazioni australiane di D. immitis, in linea con l’ipotesi di un’introduzione associata all’arrivo dei dingo in Australia attraverso l’Asia migliaia di anni fa. Gli autori sottolineano tuttavia che non può essere esclusa un’introduzione alternativa in epoca post-coloniale.
Diversamente, la stretta correlazione genetica osservata tra le popolazioni europee e centro-americane di D. immitis supporta l’ipotesi di una dispersione più recente, potenzialmente associata ai movimenti dei cani domestici durante la colonizzazione europea delle Americhe.
Nel complesso, lo studio fornisce nuove informazioni sulla dinamica di popolazione e sulla storia evolutiva profonda di D. immitis, evidenziando come la filariosi cardiopolmonare non sia riconducibile a un unico evento di diffusione recente, ma a una combinazione di processi antichi e moderni. Per la medicina veterinaria, questi risultati rafforzano l’importanza di considerare le differenze genetiche tra le popolazioni del parassita nella valutazione dell’epidemiologia della malattia e nello sviluppo di strategie di controllo e prevenzione su scala regionale.
Nature Communications Biology.
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