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17 Dicembre 2025

Influenza equina, perché il monitoraggio resta fondamentale

Nuovi episodi sono stati confermati in diverse Regioni italiane, riaccendendo l’attenzione su una malattia respiratoria altamente contagiosa. Diagnosi precoce, sorveglianza virologica e vaccinazione sono gli strumenti chiave per contenere l’impatto sanitario ed economico

di Redazione Vet33


Influenza equina, perché il monitoraggio resta fondamentale

Negli ultimi giorni, in diverse Regioni italiane, sono stati segnalati nuovi episodi di Influenza Equina (Ie), confermati dal punto di vista diagnostico. L’Influenza Equina è una malattia respiratoria virale altamente contagiosa che colpisce principalmente i cavalli, ma può interessare anche gli asini. Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre in forma lieve o paucisintomatica; tuttavia, in presenza di focolai epidemici e in contesti ad alta densità animale, può coinvolgere rapidamente un numero elevato di soggetti, con ricadute significative sul benessere animale, sulla gestione sanitaria e sulle attività sportive e lavorative.

Cos’è l’influenza equina e quali sono i segnali clinici

La forma classica dell’Ie si manifesta con febbre elevata e tosse secca, spesso accompagnate da abbattimento e riduzione dell’appetito. Possono comparire anche altri segni respiratori, come scolo nasale, inizialmente sieroso e successivamente purulento in caso di sovrainfezioni batteriche.
Sebbene la mortalità sia generalmente bassa, l’impatto clinico e gestionale può essere rilevante. La malattia può infatti determinare:
● una marcata riduzione delle performance sportive o lavorative;
● la sospensione di gare e manifestazioni equestri;
● restrizioni alla movimentazione degli animali;
● costi indiretti legati a cure, isolamento e tempi di recupero.
La trasmissione avviene rapidamente, soprattutto in ambienti in cui i cavalli sono a stretto contatto, come scuderie, maneggi e centri di allenamento.

Un virus in continua evoluzione

I virus responsabili dell’Ie appartengono al sottotipo H3N8, che include numerose varianti, analogamente a quanto avviene per l’influenza umana. Dall’inizio degli anni ’90, il sottotipo H3N8 si è differenziato in due grandi ceppi, europeo e americano. Quest’ultimo si è ulteriormente suddiviso nei ceppi Kentucky, Sud America e Florida, con il Florida a sua volta distinto nei clades 1 e 2.
Negli ultimi anni, la quasi totalità dei virus isolati a livello internazionale appartiene al Florida clade 1, ad eccezione di rari casi isolati. Questa continua evoluzione genetica rende indispensabile un monitoraggio costante dei ceppi circolanti, per valutare l’aderenza dei vaccini disponibili e, se necessario, aggiornare la loro composizione.
Lo studio virologico è possibile solo attraverso l’analisi dei virus isolati da tamponi nasali prelevati nelle fasi iniziali della malattia, poiché l’eliminazione virale avviene nei primi giorni dall’infezione. Una sorveglianza efficace consente non solo di confermare i casi, ma anche di comprendere la dinamica epidemiologica e l’evoluzione del virus.

Prevenzione, diagnosi e ruolo della vaccinazione

Il controllo dell’Influenza Equina si basa su tre pilastri fondamentali: biosicurezza, diagnosi tempestiva e vaccinazione.
Le misure di biosicurezza includono l’isolamento dei soggetti sintomatici, la corretta disinfezione degli ambienti e una gestione attenta degli spostamenti. Parallelamente, l’invio dei campioni ai laboratori consente una rapida conferma diagnostica e una gestione più efficace dei focolai.
È inoltre fondamentale che i campioni risultati positivi vengano trasmessi al Centro di Referenza Nazionale per le Malattie degli Equini (CeRME) presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (Izslt), per permettere la caratterizzazione dei ceppi virali e supportare l’aggiornamento dei vaccini. Questo passaggio è essenziale per valutare l’efficacia delle strategie vaccinali in uso.
La vaccinazione, effettuata secondo programmi che includano i ceppi più aggiornati e nel rispetto delle raccomandazioni internazionali, rappresenta uno strumento decisivo per ridurre la diffusione dell’infezione. Pur non impedendo sempre l’infezione, la vaccinazione contribuisce a limitare la durata dell’eliminazione virale, attenuando la gravità dei sintomi e riducendo il rischio di complicazioni batteriche, favorendo così un recupero più rapido del cavallo.

Il monitoraggio continuo dell’Ie rimane un elemento centrale per la tutela della salute e del benessere degli equidi, oltre che per la sostenibilità delle attività legate al settore equestre.

TAG: CERME, FLORIDA CLADE 1, H3N8, INFLUENZA EQUINA, IZS DEL LAZIO E DELLA TOSCANA

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