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24 Novembre 2025

Influenza aviaria H5N5, morto negli Usa primo caso umano. Rischio basso ma monitoraggio massimo

Un uomo anziano dello Stato di Washington è morto dopo un’infezione da H5N5, ceppo mai rilevato prima nell’uomo. Autorità Usa ed esperti internazionali confermano: nessuna trasmissione interumana, rischio per la popolazione generale resta basso

di Redazione Vet33


Influenza aviaria H5N5, morto negli Usa primo caso umano. Rischio basso ma monitoraggio massimo

Negli Stati Uniti è stato registrato il primo decesso umano causato dal virus dell’influenza aviaria H5N5, un ceppo mai identificato prima nell’uomo. L’anziano, residente nello Stato di Washington e con patologie pregresse, era stato ricoverato all’inizio di novembre. Secondo le autorità sanitarie statunitensi, l’infezione è riconducibile al contatto diretto con pollame domestico, mentre il rischio per la popolazione generale rimane basso.

Primo caso umano al mondo di H5N5

Il Dipartimento della Salute dello Stato di Washington ha confermato che il paziente, proprietario di un piccolo allevamento domestico esposto a uccelli selvatici, è deceduto per complicazioni legate all’infezione da virus H5N5. È il primo caso umano noto per questo ceppo e il secondo decesso per aviaria negli Usa negli ultimi mesi, dopo quello da H5N1 registrato in Louisiana a gennaio.

“La persona aveva un allevamento di volatili domestici misti nel suo cortile”, ha dichiarato il Dipartimento della Salute di Washington in una nota. “Il campionamento del Dipartimento ha identificato il virus dell’influenza aviaria nell’ambiente dell’allevamento, rendendo l’esposizione al pollame domestico, al suo ambiente o agli uccelli selvatici la fonte più probabile per questo paziente”.

Le autorità statunitensi hanno testato tutte le persone entrate in contatto con il paziente: nessun caso secondario e nessuna evidenza di trasmissione da uomo a uomo. I Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) ribadiscono che il rischio per la popolazione generale resta basso.

Nessuna trasmissione interumana: il parere degli esperti

Secondo l’epidemiologo Gianni Rezza, intervistato dall’Ansa, il caso conferma che diversi virus aviari possono occasionalmente compiere un salto di specie, ma la situazione non modifica il livello di allerta complessivo perché non c’è stato alcun segnale di trasmissione interumana. Inoltre, il contagio è sporadico ed è legato al contatto diretto con animali infetti.
Simile il commento di Matteo Bassetti, che avverte però di non sottovalutare il potenziale pandemico dei virus aviari, specie dopo l’aumento dei casi di H5N1 rilevati dal 2024 anche nei mammiferi, in particolare nel bestiame da latte.

Il contesto epidemiologico: i numeri dell’influenza aviaria

Dal 2003 a oggi, i casi umani di influenza aviaria H5N1 nel mondo sono 964, con 466 decessi, soprattutto nel sudest asiatico.
Negli Stati Uniti, si contano:
● 67 casi umani di aviaria (quasi tutti del 2024),
● 1 decesso da H5N1,
● 1 decesso da H5N5 (quello attuale),
prevalenza dei contagi tra lavoratori a contatto con animali (allevamenti avicoli e bestiame).
L’unico caso europeo è stato registrato nel Regno Unito.

Secondo l’Istituto Superiore di Sanità (Iss), i virus aviari continuano a mutare e possono infettare mammiferi, compresi bovini e animali da compagnia (come i gatti). I casi umani possono essere asintomatici, con sintomi lievi ma anche gravi e letali, e al momento non c’è conferma della possibilità di trasmissione da uomo a uomo. 
Secondo l’Efsa, inoltre, non c’è alcuna evidenza di trasmissione attraverso il consumo di carne. Tuttavia, negli Usa sono stati ritirati solo lotti di latte crudo contaminati da H5N1.

La sorveglianza resta dunque fondamentale, soprattutto nei contesti veterinari e negli allevamenti.

CITATI: GIOVANNI REZZA, MATTEO BASSETTI
TAG: CDC, H5N1, H5N5, INFLUENZA AVIARIA, USA

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