Alert sanitari
17 Novembre 2025Un uomo anziano con patologie pregresse risulta positivo al ceppo H5N5, finora noto solo negli animali. Gli esperti rassicurano sul rischio basso per la popolazione ma chiedono monitoraggio costante

Negli Stati Uniti è stato confermato il primo caso umano di infezione da influenza aviaria H5N5. Il paziente, un uomo anziano con condizioni cliniche pregresse della contea di Grays Harbor, nello Stato di Washington, è stato ricoverato in ospedale nei primi giorni di novembre. Il ceppo H5N5 era già noto dal 2020 negli animali, ma questa è la prima volta che viene isolato in un essere umano. Le autorità sanitarie sottolineano il rischio basso per la popolazione generale e l’importanza di continuare il monitoraggio, soprattutto in presenza di allevamenti domestici e uccelli selvatici infetti.
Un uomo anziano con condizioni cliniche pregresse, residente nella contea di Grays Harbor, nello Stato di Washington, è risultato positivo all’influenza aviaria in un test preliminare. Lo ha comunicato il Washington State Department of Health, che riferisce l’avvio delle cure e indica un rischio considerato basso per la popolazione. Le autorità sanitarie statali e locali stanno indagando sulle possibili fonti di esposizione. Tra le ipotesi, il contatto con uccelli selvatici o domestici.
Il ceppo H5N5 era già stato rilevato in diverse specie animali a partire dal 2020, ma si tratta della prima volta che viene identificato in un essere umano. La notizia arriva in un contesto già segnato dalla diffusione della variante H5N1, che negli ultimi mesi ha colpito numerose specie animali, inclusi bovini.
Negli Stati Uniti l’episodio più recente riguarda dei bovini da latte in Idaho, come riportato dal Dipartimento dell’Agricoltura (Usda). L’infezione continua a comparire in allevamenti commerciali e domestici, con attese variazioni stagionali legate al movimento degli uccelli selvatici.
Le indicazioni di sanità pubblica non cambiano. Gli esperti raccomandano di evitare il contatto con uccelli malati o morti e segnalare tempestivamente eventuali episodi sospetti. I lavoratori esposti a uccelli, bovini o altri animali potenzialmente infetti corrono un rischio maggiore e devono adottare adeguati dispositivi di protezione individuale, come sottolineano i Cdc.
Gli esperti ribadiscono che il rischio di trasmissione da essere umano a essere umano resta al momento molto basso, ma invitano a mantenere alta la sorveglianza, soprattutto in presenza di ceppi virali mai osservati prima nell’essere umano.
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