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07 Settembre 2026

Zanzare invasive, una nuova specie si diffonde in Europa. Sorveglianza da rafforzare

La nuova specie, presente in Europa dal 2008 e rilevata in Italia dal 2011, tollera meglio il freddo rispetto ad Aedes albopictus. Una revisione su Acta Tropica richiama la necessità di migliorare identificazione e monitoraggio


Zanzare invasive, una nuova specie si diffonde in Europa. Sorveglianza da rafforzare

Aedes koreicus, zanzara invasiva originaria dell’Asia orientale, è ormai presente in diversi Paesi europei e può colonizzare aree più fredde rispetto ad Aedes albopictus. Una revisione accettata per la pubblicazione su Acta Tropica raccoglie le evidenze disponibili sulla diffusione della specie, la sua biologia, la sorveglianza e il possibile ruolo nella trasmissione di agenti patogeni.

La revisione ha incluso 91 studi pubblicati dopo il 2011. La prima identificazione documentata fuori dall’area di origine risale al 2008 in Belgio. Successivamente la specie è stata rilevata in Italia nel 2011, in Russia, Slovenia e Svizzera nel 2013, in Germania nel 2015, in Ungheria nel 2016, in Austria e Kazakhstan nel 2018, in Repubblica Ceca nel 2021 e in Slovacchia nel 2024.

Uno degli elementi distintivi di Aedes koreicus è la maggiore tolleranza alle basse temperature rispetto ad Aedes albopictus. Le uova possono superare inverni rigidi e la specie può risultare attiva più precocemente in primavera e più a lungo in autunno. Questo potrebbe favorirne la presenza in aree montane e peri-alpine.

La sorveglianza presenta però difficoltà pratiche. Le uova di Aedes koreicus non sono facilmente distinguibili da quelle di Aedes japonicus, Aedes albopictus e Aedes geniculatus con i normali sistemi di ovitrappolaggio. La revisione richiama quindi la necessità di migliorare gli strumenti di identificazione e di armonizzare i dati raccolti nei diversi Paesi.

Tra le tecniche valutate figurano la spettrometria MALDI-TOF, che in uno studio di validazione ha classificato correttamente tutti i campioni testati, e l’analisi della forma delle ali, che ha raggiunto accuratezze di riclassificazione del 96,5% nelle femmine e del 91,3% nei maschi. Anche l’analisi del DNA ambientale è considerata promettente, ma richiede ulteriori verifiche.

Sul piano veterinario, la revisione segnala che in laboratorio Aedes koreicus può infettarsi con Dirofilaria immitis e con diversi arbovirus. Sono state osservate capacità di trasmissione sperimentale per virus Sindbis, dengue, chikungunya e Zika in determinate condizioni, mentre la specie non ha trasmesso West Nile e Tahyna nei test citati.

Gli autori sottolineano tuttavia che Aedes koreicus non viene attualmente considerata un vettore primario di arbovirus. La capacità di trasmissione è risultata generalmente bassa per chikungunya e Zika e può aumentare in condizioni di temperatura più elevata. Un contributo locale alla trasmissione non può essere escluso in presenza di elevata abbondanza della specie e condizioni ambientali favorevoli.

L’unico studio europeo quantitativo sui pasti di sangue individuato dalla revisione ha rilevato che circa il 63% proveniva da capriolo europeo e circa il 15% dall’uomo. Gli autori precisano però che il comportamento alimentare sembra dipendere fortemente dalla disponibilità locale degli ospiti.

Le priorità individuate comprendono una sorveglianza più ampia nelle aree montane e di pianura, sistemi più affidabili per l’identificazione della specie, studi sulla competenza vettoriale, sulla competizione con altre zanzare invasive e sulla genetica delle popolazioni.

La revisione raccomanda infine una comunicazione prudente. Secondo gli autori, allo stato attuale Aedes koreicus dovrebbe essere considerata soprattutto una specie invasiva da monitorare e una possibile fonte di molestia, più che una minaccia accertata per la salute pubblica. Restano però aperte questioni di interesse veterinario e di sorveglianza.

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