Animali da Compagnia
07 Settembre 2026Un Perspective pubblicato sul New England Journal of Medicine propone di considerare la presenza di animali da compagnia nei percorsi di ricovero e di attivare reti con veterinari, servizi sociali e associazioni

Integrare nei percorsi di ricovero la presenza di animali da compagnia e prevedere collegamenti con veterinari, servizi sociali, rifugi, associazioni e reti di affido temporaneo. È la proposta avanzata da Reshma Jagsi, medico della Emory University, e Rustin Moore, veterinario e dean del College of Veterinary Medicine della Ohio State University, in un Perspective pubblicato sul New England Journal of Medicine.
Secondo gli autori, il legame tra una persona e il proprio animale può incidere anche sulle decisioni sanitarie. Alcuni proprietari possono ritardare o rinunciare alle cure, oppure lasciare una struttura sanitaria contro il parere medico, quando non hanno qualcuno che possa occuparsi dell’animale durante il ricovero.
Il tema riguarda contemporaneamente il benessere della persona e quello dell’animale. Gli autori osservano che, quando il proprietario si ammala gravemente, l’animale continua a dipendere da lui per la propria assistenza. La separazione improvvisa può quindi creare due esigenze collegate: garantire la cura dell’animale e ridurre una possibile barriera all’accesso o alla continuità delle cure del proprietario.
Jagsi e Moore sottolineano che queste responsabilità vengono raramente affrontate durante la raccolta della storia sociale del paziente. Una domanda sulla presenza di animali da compagnia potrebbe invece far emergere eventuali problemi organizzativi e consentire l’attivazione precoce di servizi di supporto.
Nel Perspective viene proposta una presa in carico più ampia, nella quale la segnalazione di un animale a casa possa attivare il coinvolgimento di case manager, assistenti sociali o altri servizi in grado di aiutare il paziente a organizzare temporaneamente la cura dell’animale.
Gli autori indicano tra le possibili soluzioni la collaborazione tra sistemi sanitari, veterinari, rifugi, organizzazioni di soccorso, servizi sociali, reti di affido e altre realtà non profit. L’obiettivo è creare percorsi che permettano di gestire temporaneamente l’animale quando il proprietario è ricoverato o non è in grado di occuparsene.
«Quando le persone si ammalano gravemente, i loro animali non diventano improvvisamente meno importanti», afferma Moore. Secondo il veterinario, il ricovero può interrompere il rapporto tra proprietario e animale e creare problemi sia per il benessere dell’animale sia per quello della persona.
Jagsi sottolinea inoltre che chiedere informazioni sugli animali può migliorare la comunicazione con il paziente e far emergere responsabilità che possono influenzare le sue decisioni. La presenza di animali da compagnia, secondo gli autori, dovrebbe quindi essere considerata parte della storia sociale del paziente.
Il Perspective non valuta l’efficacia di uno specifico modello organizzativo, ma propone di riconoscere il rapporto con gli animali come un possibile elemento da considerare nei percorsi assistenziali e nella definizione di una presa in carico centrata sulla persona e sulla famiglia.
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