Alert sanitari
06 Maggio 2022 Dall’Authority una valutazione della diffusione della PSA nella Comunità Europea e una conferma dell’efficacia della white zone.

La Commissione europea ha chiesto all'EFSA di fornire un'analisi aggiornata della situazione epidemiologica della PSA negli Stati membri dell'UE colpiti dal virus della peste suina africana di genotipo II, per identificare i modelli di trasmissione e l’introduzione del virus in diverse tipologie di allevamenti suini domestici. Particolare attenzione è stata prestata ai modelli temporali e spaziali osservati negli allevamenti di suini domestici di diverse dimensioni in Romania. Dalla relazione emerge che la diffusione dell’infezione non è stata omogenea sul territorio europeo. Mentre infatti dal 2020 in Germania (specialmente al confine orientale) sono stati registrati 1872 casi, nell’ottobre del 2020 il Belgio è diventato indenne dalla PSA e la Grecia, dal febbraio 2020, non ha più segnalato focolai né nei suini domestici né casi nei cinghiali. Quanto all’indagine sulle principali cause di diffusione, è merso che i fattori di rischio più frequentemente associati in modo significativo alla PSA nei suini domestici erano la densità dei suini, bassi livelli di biosicurezza e fattori socioeconomici dell'allevatore, la demografia della popolazione e la presenza o la vicinanza ad aree infette da PSA. Per il cinghiale, i fattori di rischio più significativi erano legati all'habitat, ai fattori socioeconomici e alla gestione del cinghiale. Si è poi passati a valutare – tramite modello stocastico - l’efficacia di alcune misure di prevenzione come, per esempio, l’istituzione della white zone (area in cui la densità dei cinghiali è stata drasticamente ridotta per evitare un'ulteriore diffusione della PSA dopo una nuova introduzione). Naturalmente l’istituzione di una zona bianca non presenta sempre il medesimo grado di difficoltà: le criticità aumentano, infatti, quando l'area dell'incursione della PSA è adiacente a un'area in cui sono in atto misure di controllo limitate. Ad ogni modo, a prescindere da questo, è risultato chiaro come misure molto rigorose di riduzione della popolazione di cinghiali nella zona bianca siano la chiave del successo. La zona bianca deve essere sufficientemente lontana dall'area centrale colpita in modo che la popolazione possa essere ridotta in tempo prima dell'arrivo della malattia e la tempistica di ciò dipenderà dalla densità di cinghiali e dall'obiettivo di riduzione della popolazione richiesto nella zona bianca. Infine, la creazione di una zona bianca proattiva lungo la linea di demarcazione di un'area colpita richiede maggiori sforzi di abbattimento, ma ha maggiori possibilità di successo per fermare la diffusione della malattia rispetto alla creazione di zone bianche reattive dopo che la malattia è già entrata nell'area.
Fonte: https://doi.org/10.2903/j.efsa.2022.7290
TAG: COMUNITà EUROPEA, EFSA, PESTE SUINA AFRICANA, PSASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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