Alert sanitari
30 Luglio 2025I dati della sorveglianza dell’Istituto Superiore di Sanità dicono che la maggior parte delle infezioni è legata a viaggi all’estero. Il primo caso autoctono a Piacenza, il rischio sotto controllo ma occorre fare attenzione nei mesi estivi

Nel 2025 in Italia sono stati confermati 30 casi di Chikungunya, quasi tutti collegati a viaggi all’estero. Il primo caso autoctono è stato rilevato in provincia di Piacenza, mentre la sorveglianza sanitaria continua a monitorare la situazione in coordinamento con il Ministero della Salute e le Regioni. Il virus, trasmesso da zanzare Aedes, è sotto osservazione sanitaria mentre il rischio aumenta nei mesi estivi, quando aumenta la circolazione dei vettori.
Secondo l’ultimo aggiornamento dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) del 17 luglio 2025, in Italia sono stati registrati 30 casi confermati di CHIKV. L’età mediana dei pazienti è di 47 anni e nessun caso ha avuto esito letale. La distribuzione regionale:
● Piemonte, 1 caso
● Lombardia, 9 casi
● Veneto, 4 casi
● Emilia-Romagna, 4 casi: di cui uno autoctono a Piacenza
● Toscana, 6 casi
● Lazio, 5 casi
● Campania, 1 caso
Come riportato dall’Iss, solo un caso è autoctono e si è verificato in provincia di Piacenza. I restanti 29, maggiormente concentrati nell’Italia settentrionale, sono da ricollegarsi a viaggi all’estero.
Il primo caso autoctono del 2025 è stato individuato in provincia di Piacenza. Tutti gli altri casi confermati, invece, derivano da viaggi in zone endemiche, come Brasile, India, Thailandia e Repubblica Dominicana.
La malattia in Italia non è endemica, ma è oggetto di sorveglianza continua tramite il Piano Nazionale Arbovirosi (PNA) 2020-2025, con bollettini settimanali che monitorano la diffusione di CHIKV, Dengue, Zika e West Nile.
Anche la Francia sta monitorando la situazione CHIKV, dove tra il 1°maggio e il 22 luglio 2025 sono stati identificati 883 casi importati, a cui si aggiungono alcuni focolai autoctoni in regioni come Occitania, Provenza, Corsica, Nuova Aquitania e Grand Est. Inoltre, sono stati segnalati oltre 624 casi di febbre dengue e due casi di Zika, uno importato dall’Indonesia e l’altro dalla Thailandia.
Uno studio pubblicato su Nature communications ha analizzato l’andamento dei focolai negli anni per prevedere quelli futuri e ne è emerso che sarà possibile un aumento dei casi in zone costiere e nelle periferie.
A Dicembre 2024, Organizzazione Mondiale della Sanità (Who) riporta un totale di 119 Paesi e territori in cui è stata documentata la presenza di questa malattia, anche se evidenzia la difficoltà di avere una reale fotografia della diffusione mondiale, per la difficoltà di rilevazione in alcune aree del mondo. Inoltre, i sintomi iniziali possono essere confusi con Dengue e Zika, rendendo ulteriormente complicata la diagnosi differenziale.
Uno studio congiunto Iss–Fondazione Bruno Kessler, in collaborazione con il Ministero della Salute e le Regioni, ha analizzato 235 casi registrati in Italia dal 2006 al 2023, di cui 93 autoctoni, con lo scopo di valutare il rischio di nuovi focolai.
Le simulazioni indicano possibili aumenti di focolai nei prossimi anni, specie nelle zone costiere e nelle periferie urbane, dove le condizioni climatiche e ambientali favoriscono la proliferazione delle zanzare Aedes. Il periodo di maggiore trasmissione va da luglio a fine settembre, ma in alcune zone del Sud il rischio può estendersi fino a novembre
Al momento, il rischio maggiore resta legato a viaggi in zone in cui il virus è endemico. Nonostante possa dare dolori articolari che durano anche mesi, si tratta di casi rari e la maggior parte dei pazienti si riprende completamente dall’infezione in pochi giorni.
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