One Health
21 Maggio 2025L’astensione del Governo italiano suscita critiche. Grasselli: un’opportunità mancata per contribuire a una strategia condivisa contro le future emergenze sanitarie globali

L’Assemblea Mondiale della Sanità ha approvato l’Accordo Pandemico Globale, il primo storico trattato per garantire equità e cooperazione nella prevenzione e nella gestione delle future crisi sanitarie. Se 124 Paesi hanno dato il loro consenso, l’Italia ha scelto l’astensione, invocando una “sovranità nazionale” che l’accordo avrebbe intaccato. Per il Segretario Nazionale del Sivemp, Aldo Grasselli, si tratta di una posizione che rischia di isolare il Paese proprio nel momento in cui è richiesta una risposta collettiva alle sfide globali.
Per il Segretario Nazionale del Sivemp, Aldo Grasselli, la scelta del Governo italiano di astenersi dall’approvazione dell’Accordo Pandemico Globale, “appellandosi alla ‘sovranità nazionale’, fingendo di difendere un principio che nessuno aveva minacciato perché il testo dell’accordo ribadisce esplicitamente che ogni decisione resta nelle mani degli Stati” è sbagliata.
Alla base dell’accordo, infatti, ci sono proprio “l’approccio integrato One Health, il rafforzamento dei sistemi sanitari nazionali, la promozione della produzione locale di vaccini e strumenti medici, la creazione di un sistema multilaterale di accesso e condivisione dei patogeni e dei benefici (PABS), e l’istituzione di una rete globale di logistica e approvvigionamento”, sottolinea il Segretario. “Nessuna cessione di potere, nessuna ingerenza, nessuna imposizione: solo la proposta, ragionevole e necessaria, di costruire insieme una risposta più equa, più rapida, più trasparente alle prossime crisi sanitarie globali”.
Il trattato a cui 124 Paesi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità hanno detto sì, contro 11 astenuti tra cui l’Italia, punta sui principi di equità, trasparenza e cooperazione tra gli Stati, in particolare per sostenere i Paesi a basso e medio reddito, secondo una prospettiva di “Planetary Health”.
“Non è difesa della libertà” conclude il segretario. “E non è nemmeno una scelta neutra: è un atto di irresponsabilità che condanna l’Italia a un ruolo marginale proprio nel campo dove ha sempre dato un esempio avanzato di sanità pubblica”.
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