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08 Aprile 2025

Resistenza ai carbapenemi nella catena alimentare: un rischio emergente per la salute pubblica, oltre l’ospedale

I batteri resistenti ai carbapenemi emergono anche negli animali da reddito e nei prodotti alimentari in Europa. L’Efsa lancia l’allarme: serve un approccio integrato per contenerne la diffusione 

di Redazione Vet33


Resistenza ai carbapenemi nella catena alimentare: un rischio emergente per la salute pubblica, oltre l’ospedale

I batteri produttori di carbapenemasi (CPE), un tempo limitati ai soli ambienti ospedalieri, sono stati ora rinvenuti anche in animali da reddito e prodotti alimentari in tutta Europa. È questo il fenomeno evidenziato dall’ultimo parere scientifico dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa), che ha analizzato la diffusione di questi microrganismi nella catena alimentare dell’Ue/Efta (European Free Trade Association), sottolineando la necessità di interventi coordinati per contrastare il problema.
 

Che cosa sono i CPE

I CPE sono batteri capaci di produrre enzimi, le carbapenemasi, che rendono inefficaci i carbapenemici, antibiotici utilizzati per trattare infezioni gravi nell’essere umano. La loro resistenza rappresenta un pericolo significativo per la salute pubblica, data la scarsità di alternative terapeutiche efficaci. Sebbene non vi siano prove definitive di trasmissione diretta dei batteri dall’animale all’uomo attraverso il cibo, l’identificazione di ceppi identici in entrambi lascia supporre una potenziale trasmigrazione.

Il più recente parere dell’Efsa, basato su una precedente valutazione del 2013, esamina dati e letteratura scientifica fino a tutto il febbraio 2025, attingendo anche a informazioni raccolte nei Paesi dell’Ue e dell’Efta con il contributo del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc). 

I dati raccolti 

Il rapporto pubblicato rivela che dal 2011 a oggi i CPE sono stati riscontrati nella catena alimentare di 14 Paesi Ue/Efta. Le specie più frequentemente segnalate includono Escherichia coli, Enterobacter, Klebsiella e Salmonella, provenienti principalmente da suini, bovini e pollame, le specie animali monitorate di routine per la resistenza antimicrobica.
Tra il 2021 e il 2023, i casi di CPE sono aumentati in modo significativo in diversi Stati membri, evidenziando un trend preoccupante. Ad oggi, 10 dei 30 Paesi monitorati hanno adottato piani di emergenza per il controllo di questi batteri e l’indagine sulle vie di trasmissione.

Le raccomandazioni 

Per contenere il fenomeno, l’Efsa propone alcune azioni chiave:
● ampliare il monitoraggio, estendere le attività ad altre fonti alimentari non ancora monitorate, come prodotti ittici e verdure, e a specie batteriche come Klebsiella;
● migliorare i metodi di rilevamento, sviluppare strumenti più efficaci per tracciare e tipizzare i batteri, individuando le vie di trasmissione, inclusa la potenziale diffusione tramite mangimi e operatori;
● concentrare la ricerca su studi per comprendere meglio la dinamica della diffusione dei CPE nella catena alimentare.

I prossimi sviluppi

Efsa continuerà a supportare gli Stati membri e i Paesi Efta per approfondire le indagini e aggiornare i dati, tenendo conto della variabilità genetica presente nei diversi Paesi tra le specie animali. È previsto un nuovo parere nel 2027, che integrerà le ultime evidenze scientifiche.

Il crescente impegno per contrastare la resistenza antimicrobica riflette l’urgenza di un approccio coordinato One Health, che integri salute umana, animale e ambientale. È essenziale un’azione collettiva per limitare efficacemente la diffusione dei batteri produttori di carbapenemasi nella catena alimentare, proteggendo la salute pubblica in un contesto globale in rapida evoluzione.

TAG: CARBAPENEMI, ECDC, EFSA, RESISTENZA ANTIMICROBICA, SICUREZZA ALIMENTARE

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