Farmaci
04 Marzo 2025Il nuovo rapporto AIFA sull’uso degli antibiotici in Italia evidenzia un consumo medio ponderato di 159,6 mg/kg negli esseri umani contro 104,7 mg/kg negli animali da produzione, delineando un quadro preoccupante per l’antibiotico-resistenza e l’uso appropriato nei due settori

Secondo il nuovo Rapporto AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), presentato martedì 03 marzo 2025 e relativo al 2023, in Italia il consumo di antibiotici nel settore umano supera di gran lunga quello nel comparto veterinario, con valori medi di 159,6 mg/kg rispetto ai 104,7 mg/kg negli animali. Questi dati, insieme a un aumento del 6% dei consumi totali rispetto all’anno precedente, confermano che il nostro Paese è “maglia nera” in Europa per l’uso degli antibiotici. Mentre le penicilline dominano in entrambi i settori, le differenze nell’impiego di altre classi terapeutiche evidenziano la necessità di strategie mirate per combattere l’antibiotico-resistenza (Amr).
Come previsto dal Piano Nazionale di Contrasto all’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025, nel rapporto pubblicato è stato previsto un monitoraggio integrato dell’utilizzo di antibiotici in ambito umano e veterinario.
Per quanto riguarda l’ambito veterinario, sono stati inclusi i dati di consumo degli antibiotici utilizzati negli animali destinati alla produzione di alimenti, relativi a tutte le forniture conseguenti a una prescrizione veterinaria (REV, Ricetta Elettronica Veterinaria).
Le classi di antibiotici considerate sono quasi del tutto sovrapponibili a quelle del settore umano; ad eccezione dei carbapenemi che rientrano, ai sensi del Regolamento di esecuzione (Ue) 2022/1255, nell’elenco degli antimicrobici o dei gruppi di antimicrobici riservati esclusivamente al trattamento di infezioni nell’uomo.
Il Rapporto riporta il confronto del consumo in tonnellate e del consumo medio ponderato di antibiotici (espresso in mg per kg di biomassa stimata) negli esseri umani e negli animali destinati alla produzione di alimenti.
Nel 2023 sono state consumate 1248,5 tonnellate di antibiotici, 597,3 in ambito umano e 651,2 in ambito veterinario. Il consumo medio ponderato di antibiotici è stato maggiore negli esseri umani (159,6 mg/kg) rispetto agli animali destinati alla produzione di alimenti (104,7 mg/kg).
Mentre le penicilline rappresentano la prima categoria per consumo sia in ambito umano che veterinario, rispettivamente con 106,6 e 31,0 mg per kg di biomassa, per le altre classi si osservano notevoli differenze.
In particolare, mentre il consumo umano ha un maggior peso sul consumo totale di penicilline, fluorochinoloni, macrolidi, altri antibatterici e cefalosporine di terza e quarta generazione, si riscontra una maggiore incidenza del consumo veterinario per sulfonamidi, tetracicline, aminoglicosidi e poliximine e lincosamidi.
Il primo principio attivo per consumo in ambito umano è rappresentato dall’associazione amoxicillina/acido clavulanico. Sebbene anche in ambito veterinario vi siano medicinali contenenti l’amoxicillina combinata con l’acido clavulanico, sulla base delle specifiche tecniche fornite dall’Ema, la rendicontazione riguarda solo la componente “amoxicillina”. Quindi, nonostante sia noto che la combinazione amoxicillina/acido clavulanico rappresenta il 3,5% delle confezioni di medicinali veterinari venduti, nel rapporto i consumi veterinari di amoxicillina semplice e della combinazione sono aggregati in un’unica categoria.
Tutti gli altri principi attivi inclusi nella lista dei primi 20 per consumo umano, ad eccezione dell’associazione sulfametoxazolo/trimetoprim e dell’ampicillina, non sono quasi mai utilizzati in ambito veterinario. Nel settore veterinario l’amoxicillina è seguita in ordine di frequenza da: sulfadiazina (della classe delle sulfonamidi) con 13,2 mg/kg e lincomicina (della classe dei lincosamidi) con 9,5 mg/kg, che presentano invece consumi bassi in ambito umano, pari rispettivamente a 0,05 e 0,2 mg/kg di biomassa.
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