Alimentazione
15 Gennaio 2025Il Puzzone di Moena torna al centro delle indagini: nuove avvertenze in etichetta per proteggere bambini, donne incinte e persone immunodepresse dai rischi associati al latte crudo

Un bambino di 9 anni è stato ricoverato a Trento per un’infezione intestinale causata dal consumo di formaggio a latte crudo, il Puzzone di Moena. L’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (Apss) di Trento ha confermato che il caso è correlato a un lotto richiamato lo scorso novembre per la presenza di Escherichia coli STEC.
L’episodio riaccende l’attenzione sui rischi legati ai prodotti non pastorizzati, in particolare per bambini, donne in gravidanza e persone immunodepresse. A seguito dell’incidente, il Caseificio di Predazzo e Moena ha introdotto nuove avvertenze in etichetta, raccomandando di evitare il consumo del formaggio a queste categorie vulnerabili.
Ancora un’infezione alimentare legato al consumo di formaggi a base di latte crudo. Questa volta, l’infezione intestinale ha colpito un bambino di 9 anni, per fortuna mai in pericolo di vita. Il piccolo paziente è stato ricoverato solo un paio di giorni. Lo ha reso noto con una breve nota il Dipartimento di prevenzione dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari (Apss) di Trento.
L’indagine epidemiologica condotta per identificare la fonte dell’infezione ha indicato una possibile correlazione tra il caso e il consumo di un formaggio prodotto con latte crudo (non pastorizzato), il Puzzone di Moena. Si tratta dello stesso formaggio richiamato alla fine di novembre 2024, per la presenza di Escherichia coli STEC. L’allerta allora aveva coinvolto oltre 50 lotti di formaggio, tra cui quello responsabile dell’infezione che ha colpito il bambino di 9 anni.
L’Aspp di Trento ha spiegato che cinque forme erano risultate negative alle controanalisi e alcuni lotti erano stati rimessi in vendita. Purtroppo, l’Escherichia coli STEC può distribuirsi in maniera disomogenea all’interno di uno stesso lotto, o addirittura una stessa forma, e sfuggire alle analisi.
Per questo motivo, l’Apss ricorda di evitare la somministrazione di questo tipo di formaggio a bambini, donne incinte e persone fragili, con un sistema immunitario compromesso. Queste categorie, infatti, possono sviluppare sintomi gravi, anche potenzialmente letali o con effetti negativi sulla salute a lungo termine.
Il latte crudo utilizzato per produrre questi formaggi, infatti, non è sottoposto a trattamenti termici (bollitura o pastorizzazione), che riducono il rischio di presenza di germi patogeni. Tra le conseguenze più gravi dell’infezione da Escherichia coli STEC c’è la sindrome emolitico-uremica (Seu), che colpisce soprattutto i bambini sotto i 5 anni di età, una patologia caratterizzata da danno renale acuto, anemia emolitica causata dalla rottura dei globuli rossi e un basso numero di piastrine nel sangue (piastrinopenia). In alcuni casi, può portare alla morte.
I casi di Seu in Italia non sono rari. Tra il 1° luglio 2023 e il 30 giugno 2024 l’Istituto Superiore di Sanità ha registrato 68 casi di Seu, 67 dei quali in età pediatrica. Anche per questo motivo, sembra imminente l’obbligo di riportare sulle etichette dei formaggi prodotti con latte crudo l’indicazione del rischio legato al loro consumo.
Il Caseificio sociale di Predazzo e Moena, che produce il Puzzone, ha già aggiornato le etichette del prodotto venduto in zona, prevedendo l’indicazione: “Non adatto a bambini con meno di dieci anni, donne in gravidanza e persone immunodepresse”.
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