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10 Gennaio 2025

Influenza aviaria tra i virus respiratori da tenere sotto controllo in Italia nel 2025

Mentre in Italia circola un mix di virus respiratori, dagli adenovirus al virus respiratorio sinciziale, dal Covid all’influenza australiana, all’estero crescono i casi di metapneumovirus umano in Cina e di influenza aviaria negli Stati Uniti, dove è stato registrato il primo decesso 

di Redazione Vet33


Influenza aviaria tra i virus respiratori da tenere sotto controllo in Italia nel 2025

L’inverno porta con sé una complessa rete di virus respiratori e l’Italia registra oltre cinque milioni di persone a letto per il virus dell’influenza. La situazione, però, non si limita ai confini nazionali. Negli Stati Uniti è stato segnalato il primo decesso umano per influenza aviaria H5N1, mentre in Cina un’ondata di metapneumovirus umano (Hmpv) colpisce soprattutto i più giovani. Sul nostro territorio, invece, la circolazione dei virus si presenta frammentata, con l’influenza australiana H3N2, il virus respiratorio sinciziale, gli adenovirus e il Covid che continuano a diffondersi. Tra gli esperti, il professor Fabrizio Pregliasco richiama la necessità di rafforzare le misure di prevenzione e mantenere alta la sorveglianza, per prepararsi a eventuali nuove sfide pandemiche.

I virus respiratori in circolazione

Complici le temperature miti di questa prima parte dell’inverno, per ora la stagione influenzale è infatti in ritardo rispetto allo scorso anno, quando il picco arrivò già nella prima metà di gennaio. La novità rispetto al 2024 è che quest’anno la circolazione è sostenuta da un mix di virus respiratori senza che ve ne sia uno molto più diffuso degli altri. 

“Il dato attuale di diffusione della malattia è inferiore alle previsioni di inizio stagione, anche perché non c’è stata quella prevalenza del virus che ci spaventava di più, cioè l’H3N2 di origine australiana. Per il momento, stiamo vedendo infatti un mix tra quel virus e l'A/H1N1, che ha effetti meno pesanti” spiega il professor Fabrizio Pregliasco, virologo e docente di Igiene Generale e Applicata presso l’Università di Milano, Direttore scientifico di Osservatorio Virusrespiratori.it. “L’epidemia influenzale in corso – continua – si sovrappone poi alla persistente presenza di altri virus che interessano le vie respiratorie come il virus respiratorio sinciziale, l’adenovirus e il Covid che, anche se meno cattivo, è ancora presente nel nostro Paese. Nei prossimi giorni, a causa della riapertura delle scuole e dell’ondata di gelo in arrivo, i casi di malattie simil-influenzali si moltiplicheranno e tra due o tre settimane arriveremo al picco, probabilmente a fine mese”.

In vista di questa prevista recrudescenza influenzale si raccomanda riposo, idratazione e automedicazione responsabile. L’invito alla popolazione è di continuare a mettere in atto tutte quelle abitudini legate alla prevenzione imparate durante la pandemia da SARS-CoV-2: l’uso di mascherine in ambienti chiusi, gel igienizzanti, distanziamento. 

“Questi comportamenti dovrebbero far parte ormai del nostro stile di vita quotidiano, non solo perché utili a preservarci dall’influenza ma anche perché potrebbero agire come efficaci barriere anche in caso di eventuali eventi pandemici futuri. Giocare d’anticipo è sempre meglio: in caso di una nuova pandemia, abitudini comportamentali corrette e la condivisione delle informazioni saranno strumenti indispensabili per contingentarla” conferma il professor Pregliasco. 

La situazione in Cina

A tal proposito, un esempio è dato dal metapneumovirus umano (Hmpv), un virus trasmissibile per lo più tramite droplet ma anche attraverso il contatto con le superfici contaminate, che nelle ultime settimane nella Cina settentrionale ha fatto registrare un significativo aumento di casi, in particolare negli under 14, sollevando il timore di un’epidemia simile al Covid. Sebbene il virus possa causare anche malattie più gravi, come bronchite e polmonite, tra gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone immunodepresse, le autorità sanitarie del Paese, per il momento, hanno comunque escluso che l’aumento di casi e l’impatto delle infezioni in Cina possano dare origine a una nuova pandemia. Si tratta, infatti, di un virus già noto, identificato per la prima volta nel 2001 nei Paesi Bassi, contro cui esiste già un certo livello di immunità nella popolazione dovuto alle infezioni passate. 

L’allarme dagli Stati Uniti 

Un segnale d’allarme arriva dagli Stati Uniti, dove in questi giorni ha avuto luogo il primo decesso correlato al virus dell’influenza aviaria A(H5N1), un sessantacinquenne contagiato da un animale da cortile, molto probabilmente un volatile.

“È vero che si è trattato di una persona anziana e fortemente debilitata per patologie pregresse ma è importante mantenere alta la sorveglianza sugli allevamenti intensivi, senza creare allarmismo” commenta Pregliasco. “Per il momento, non ci sono prove del fatto che il virus dell’influenza aviaria si trasmetta da persona a persona, ma c’è da dire che ogni nuovo caso di aviaria nell’uomo fornisce al virus nuove opportunità per evolvere e adattarsi a proliferare nel nostro organismo. In vista di un eventuale passaggio dell’infezione nell’uomo, bisogna farsi dunque trovare preparati. Già da adesso, bisognerebbe cominciare a ragionare su quante dosi di vaccino sono disponibili, quale vaccino usare e anche quanto tempo occorre per creare eventualmente un vaccino per un virus variato di H5N1; capire come e contro quali ceppi possa funzionare un farmaco antivirale”.

CITATI: FABRIZIO PREGLIASCO
TAG: CINA, COVID-19, H5N1, INFLUENZA AVIARIA, STATI UNITI, VIRUS RESPIRATORI

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