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01 Maggio 2026

Pdl Equidi alla Camera, Enpa chiede divieto PMSG, patente equina e standard di benessere concreti

La presidente nazionale Enpa Carla Rocchi è intervenuta in audizione alla XIII Commissione Agricoltura della Camera sulle proposte di legge per il riconoscimento degli equidi come animali di affezione. Dieci le richieste specifiche: dal divieto di PMSG alla patente equina, dai pensionati pubblici al sistema sanzionatorio più severo

di Redazione Vet33


Pdl Equidi alla Camera, Enpa chiede divieto PMSG, patente equina e standard di benessere concreti

“Gli equidi non possono restare animali a metà: affetti quando servono e merce quando non servono più”. Con queste parole la presidente nazionale dell’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) Carla Rocchi ha aperto il suo intervento in audizione alla XIII Commissione Agricoltura della Camera, nell’ambito dell’esame delle quattro proposte di legge per il riconoscimento degli equidi come animali di affezione. Nello specifico, Enpa accoglie con favore il fatto che le pdl convergano su punti fondamentali – divieto di macellazione, microchip obbligatorio, riconoscimento come non DPA, sanzioni – ma chiede che il testo unificato recepisca gli elementi più avanzati, senza fermarsi a una sintesi al ribasso. Dieci le richieste specifiche: standard concreti di benessere, patente equina per chi detiene o lavora con gli equidi, divieto della gonadotropina sierica di cavalla gravida (PMSG), sistema sanzionatorio più severo, pensionati pubblici, fondo per la riconversione degli allevamenti.

Il contesto storico: Enpa e i cavalli, 155 anni di storia comune

“La nostra associazione nasce 155 anni fa proprio da un episodio di maltrattamento di cavalli visto da Garibaldi. In un certo senso, noi siamo debitori ai cavalli e agli altri quadrupedi dell’inizio stesso della nostra storia” ha esordito in audizione la presidente ENPA Carla Rocchi. “Il cavallo è un animale di confine. Non è il cane, non è il gatto, ma non può più essere considerato un animale da produzione”.

Cavalli, asini, muli e gli altri equidi restano ancora oggi in una zona grigia normativa: animali di relazione, impiegati in ambiti educativi e terapeutici, ma ancora esposti a macellazione, sfruttamento e pratiche incompatibili con il loro benessere. 

La convergenza trasversale: una base comune solida

Enpa riconosce nelle quattro pdl in esame una convergenza significativa su punti fondamentali: riconoscimento degli equidi come animali di affezione, divieto di macellazione e commercio finalizzato, identificazione obbligatoria tramite microchip, registrazione anagrafica e classificazione come non DPA, introduzione di sanzioni penali e amministrative.

“È un fatto positivo e non scontato”, sottolinea Rocchi. “Esiste una base comune solida e anche un consenso trasversale tra le forze politiche. Ma proprio per questo bisogna evitare una sintesi al ribasso”.

Le richieste: cosa deve contenere la legge

Standard concreti di benessere: spazi minimi, obblighi di cura, alimentazione adeguata, tutela dei puledri, divieto di taglio della coda, marchiatura a fuoco e doma violenta.

Patente equina: obbligo formativo per chi detiene o lavora con gli equidi, come strumento preventivo contro i maltrattamenti.

Divieto del PMSG: stop allo sfruttamento delle giumente nella produzione di gonadotropina sierica equina per uso farmacologico.

Sistema sanzionatorio più severo: pene realmente deterrenti e aggravanti specifiche per il commercio illegale.

Fondo per la riconversione: risorse per gli allevamenti che devono adeguarsi e per la gestione degli animali in esubero.

Pensionati pubblici e percorsi di recupero: strutture per evitare abbandoni e situazioni di degrado degli equidi non più utilizzati.

Tutela degli equidi selvatici o rinselvatichiti: riconoscimento come patrimonio naturalistico con protezione specifica.

Coinvolgimento delle associazioni: rafforzamento dei controlli anche attraverso le guardie zoofile.

Commissione tecnica permanente: per garantire continuità e monitoraggio nell’applicazione della legge.

Un’occasione storica: l’Italia all’avanguardia in Europa

“In passato ci siamo trovati ad anticipare i tempi, come con la legge 281 del 1991”, ha ricordato Rocchi. “Oggi invece il sentire comune è già maturo. I cittadini chiedono più tutela per gli animali. Questa legge può davvero rappresentare un risultato storico, atteso da anni”.

La conclusione dell’audizione Enpa è un invito diretto al Parlamento: “Gli equidi non possono restare animali a metà. Il Parlamento ha oggi l’opportunità di superare definitivamente questa contraddizione e portare l’Italia all’avanguardia in Europa nella loro tutela”.

CITATI: CARLA ROCCHI
TAG: ENPA, PATENTE EQUINA, PMSG

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