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23 Settembre 2024

Covid-19, origine pandemia. Scoperte specie animali vettori nel mercato di Wuhan

Un recente studio pubblicato su Cell identifica gli animali che hanno probabilmente trasmesso il SARS-CoV-2 all’uomo, confermando il ruolo del mercato di Huanan a Wuhan come epicentro della pandemia

di Redazione Vet33


Covid-19, origine pandemia. Scoperte specie animali vettori nel mercato di Wuhan

Uno studio, pubblicato sulla rivista Cell il 19 settembre, fa luce sulle origini della pandemia di Covid-19, identificando le specie animali che potrebbero aver trasmesso il virus SARS-CoV-2 all’uomo. L’analisi dei dati genetici ha rivelato una stretta correlazione tra il materiale genetico del virus e quello degli animali selvatici, rafforzando l’ipotesi che la pandemia abbia avuto origine dal commercio di fauna selvatica.
 

Lo studio 

Un team internazionale di ricercatori, guidato dal Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (Cnrs), dall’Università dell’Arizona e dello Scripps Translational Research Institute (Stsi) in California, ha identificato le specie animali che erano presenti nel mercato all’ingrosso di Huanan, a Wuhan (Cina), alla fine del 2019. Queste probabilmente sono servite da ospiti intermedi per il SARS-CoV-2. Le analisi pubblicate su Cell non dimostrano che gli animali siano stati infettati dal virus, ma il loro Dna è stato trovato molto vicino al virus, a volte sullo stesso tampone; per questo motivo è molto probabile che gli animali siano stati infettati al mercato.
Analizzando le sequenze genetiche pubblicate dal Chinese Center for Disease Control and Prevention dei campioni raccolti poco dopo la chiusura del mercato il primo gennaio 2020, gli scienziati hanno dimostrato, infatti, che il materiale genetico del virus SARS-CoV-2 e quello di alcuni animali selvatici si trovavano sulle stesse bancherelle presenti al mercato. La fauna selvatica presente includeva cani procioni e zibetti, piccoli mammiferi carnivori imparentati con manguste e iene. Entrambe le specie hanno avuto un ruolo nell’epidemia di SARS del 2002 e 2004; inoltre, i cani procione si sono dimostrati in grado di trasmettere il SARS-CoV-2.
I ricercatori hanno anche eseguito un’analisi evolutiva dei primi genomi virali segnalati nella pandemia. I risultati implicano che ci fossero pochissimi esseri umani infettati prima dello scoppio del mercato. Ciò è coerente con i trasferimenti dagli animali agli esseri umani all’interno del mercato, quindi la successiva diffusione in tutta Wuhan e, infine, in tutto il mondo. 

I risultati

Finora si sapeva che il virus era stato trasmesso dal pipistrello ma non direttamente all’uomo; nessuno era mai riuscito a individuare il mammifero che avesse permesso questo salto di specie. Lo studio recentemente pubblicato dimostra che l’adattamento è avvenuto attraverso il passaggio in alcuni mammiferi, così come già accaduto per il Sars-COV-1. 
Nello studio emerge anche che sono stati isolati moltissimi virus che si sono adattati da una specie all’altra, dimostrando che una convivenza molto stretta di tanti animali di specie e razze diverse espone alla possibilità di salto di specie dei virus.
Si tratta dell’analisi più completa delle specie selvatiche presenti al mercato e rafforza l’ipotesi della trasmissione zoonotica. I risultati sottolineano i pericoli di portare animali selvatici con potenziali patogeni pandemici in aree urbane densamente popolate e sottolineano l’urgente necessità di azioni concrete per prevenire future epidemie.

TAG: CANE PROCIONE, COVID-19, PANDEMIA, SARS-COV-1, SARS-COV-2, ZIBETTO

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