Alert sanitari
26 Luglio 2023 Gli esperti della FAO ne sono convinti: l’influenza aviaria attualmente circolante può definirsi un unicum. L’unica consolazione? Che ad oggi la diffusione nell’uomo è ancora bassa.

Occhio ai gabbiani e a tutti gli uccelli selvatici, certo. Ma l’aviaria comincia ad impensierire anche per i focolai individuati tra i mammiferi.
Come i visoni in Spagna o, più di recente, in gatti in Polonia. Il problema risiede proprio lì: nelle peculiarità che oggi caratterizzano l’influenza aviaria e che sono state di recente messe in luce dallo studio Scientific task force on avian influenza and wild birds.
Il rischio - sottolinea il report - per l’uomo è ancora basso, ma oggi il virus si è rivelato capace di infettare non solo un numero crescente di uccelli (circa 400 specie), ‘attaccando’ anche le colonie riproduttive con elevati tassi di mortalità, ma anche i mammiferi. E interessando quasi la totalità del globo (Australia esclusa), con una stagionalità molto più ampia del passato.
Da qui, quindi, l’appello a tenere sempre alta la guardia.
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