Conigli
28 Settembre 2026Uno studio mostra che il microsporidio si moltiplica in linee cellulari di Ixodes ricinus. L’ipotesi di una trasmissione tramite vettore è plausibile, ma va ancora verificata in vivo

L’encefalitozoonosi rappresenta una parassitosi ad elevata diffusione nelle popolazioni di conigli in Europa. Dati epidemiologici recenti confermano un’ampia circolazione del patogeno, con una netta prevalenza del genotipo I. In questo scenario di costante presenza del parassita nell’ambiente, diventa di fondamentale importanza comprendere a fondo tutte le possibili vie di trasmissione. Un recente studio in vitro, condotto dall’Istituto di Parassitologia dell’Accademia delle Scienze ceca con l’Università di Liverpool, suggerisce la possibilità di trasmissione del patogeno attraverso le zecche, acari ematofagi altamente diffusi nell’ambiente.
L’encefalitozoonosi è una malattia parassitaria causata da Encephalitozoon cuniculi, un microsporidio intracellulare obbligato. La spora rappresenta la forma infettante ed è caratterizzata dalla presenza di un tubo polare, attraverso il quale il materiale infettante viene inoculato nella cellula ospite. A seguito dell’ingresso nella cellula, il parassita si moltiplica e porta alla formazione di nuove spore, che possono essere rilasciate nell’ambiente oppure contribuire alla disseminazione dell’infezione all’interno dell’organismo. Recenti studi hanno inoltre evidenziato la capacità di E. cuniculi di modulare i neutrofili, sfruttandoli come nicchia cellulare per la propria proliferazione e potenzialmente favorendo la disseminazione del parassita.
Le spore vengono eliminate principalmente attraverso urine, feci e saliva e, una volta rilasciate nell’ambiente, possono mantenere la propria capacità infettante per settimane o mesi. A seguito dell’infezione, E. cuniculi può disseminarsi a livello sistemico e raggiungere diversi organi, tra cui fegato, polmoni, reni e cervello. La diffusione del parassita è rapida e la sua presenza nei tessuti può essere rilevata già nelle prime settimane successive all’infezione.
L’encefalitozoonosi può presentarsi in forma cronica, latente o clinicamente manifesta. L’infezione interessa prevalentemente piccoli roditori e lagomorfi, ma è stata descritta anche in carnivori domestici e selvatici, quali cane, gatto e volpe. E. cuniculi è inoltre considerato un patogeno opportunista nell’uomo, nel quale l’infezione risulta di particolare rilevanza nei soggetti immunocompromessi.
Le manifestazioni cliniche dell’encefalitozoonosi sono variabili e non patognomoniche. I principali distretti interessati sono il sistema nervoso centrale, i reni e l’occhio. Nel coniglio, l’infezione può manifestarsi con segni neurologici vestibolari quali head tilt, nistagmo, atassia, circling e opistotono. Tali manifestazioni possono comparire o diventare evidenti in seguito a condizioni di stress. A livello renale, l’infezione può essere associata allo sviluppo di alterazioni della funzionalità renale, anche se prevalentemente in forma subclinica. A livello oculare, sono state descritte manifestazioni quali uveite e cataratta, con una prevalenza superiore al 20-40% tra gli animali sieropositivi.
La diagnosi dell’infezione può basarsi sull’integrazione dei dati clinici con metodiche sierologiche, finalizzate alla ricerca e alla quantificazione della risposta anticorpale IgM e IgG, mediante tecniche quali immunofluorescenza indiretta (IFT) ed ELISA.
La trasmissione della malattia avviene tramite l’ingestione di alimenti contaminati da urine o feci contenenti spore, ma è ammessa anche la via transplacentare, dove la manifestazione tipica nella progenie è di tipo oculare. Essendo un patogeno di larga diffusione, con una sieropositività che può raggiungere l’85% in alcune popolazioni e aree geografiche, alcuni studiosi si sono domandati se potesse essere reale l’ipotesi di una via di trasmissione vettoriale. Ixodes ricinus, principale vettore di Borrelia burgdorferi, è considerata tra le specie di zecche quella più epidemiologicamente rilevante.
Per verificare se le zecche possano costituire un ambiente idoneo alla replicazione di E. cuniculi, un recente studio condotto da Sak e collaboratori (2026) ha sviluppato un modello in vitro innovativo. I ricercatori hanno testato la capacità di propagazione del parassita (ceppo EC2, genotipo II) su tre differenti linee cellulari embrionali della zecca I. ricinus (IRE11, IRE/CTVM19 e IRE/CTVM20), ponendole a confronto con una linea cellulare di controllo mammifera (Vero E6, derivata dal rene di scimmia). L’esperimento è stato condotto a una temperatura di incubazione di 28 °C. La cinetica di replicazione è stata valutata a intervalli settimanali per 28 giorni tramite quantificazione molecolare (qRT-PCR) del numero di spore e confermata visivamente mediante microscopia a fluorescenza previa colorazione con Calcofluor.
I risultati dell’esperimento hanno fornito la prima evidenza concreta della capacità di E. cuniculi di replicarsi all’interno di tessuti di zecca. Sebbene la proliferazione sia risultata particolarmente elevata nella linea di controllo mammifera (con un incremento del 9.784% delle spore a 28 giorni), il dato sorprendente riguarda le cellule di I. ricinus.
In particolare, la linea cellulare IRE/CTVM19 si è dimostrata estremamente permissiva: già al settimo giorno si è registrato un incremento significativo del numero di spore (+226%), culminato al 28° giorno con un aumento del 1.459% rispetto all’inoculo iniziale (raggiungendo circa 15 milioni di spore per pozzetto). Anche nelle altre due linee di zecca testate (IRE11 e IRE/CTVM20) è stata riscontrata una crescita costante, seppur più contenuta (+343% e +436%).
A conferma dell’effettiva infezione cellulare e non di una semplice presenza passiva del patogeno, l’esame al microscopio a fluorescenza ha evidenziato in tutte le linee di I. ricinus la formazione di vacuoli parassitofori contenenti gli stadi di sviluppo del microsporidio. La percentuale di cellule parassitizzate è arrivata fino al 7,2% nella linea IRE/CTVM19.
La ricerca evidenzia una differente permissività tra le linee cellulari studiate, ipotizzando una correlazione con la loro diversità fenotipica e origine geografica: la linea IRE/CTVM19, risultata la più idonea alla propagazione del parassita, deriva da un pool di zecche del Regno Unito, mentre la linea IRE11 proviene da una singola zecca raccolta in Germania.
Questo studio dimostra che E. cuniculi è in grado di sopravvivere e replicare all’interno delle zecche, anche a temperature più basse rispetto a quelle studiate in precedenza, rafforzando l’ipotesi di una possibile trasmissione vettoriale. Nonostante ciò, lo studio eseguito in vitro non dimostra necessariamente la trasmissione in vivo.
Servono ora studi in vivo per verificare l’effettiva trasmissione sul campo. Nel frattempo, il protocollo terapeutico continua a seguire un approccio multimodale volto a uccidere il parassita e a controllare la sintomatologia attraverso l’uso, da adattare al caso clinico, di antibiotici, antinfiammatori, benzimidazolici, benzodiazepine, modifiche alla dieta, supporto renale e fluidoterapia. Un’adeguata profilassi acaricida/antiparassitaria per la prevenzione delle infestazioni da zecche.
A cura di Federica Recrosio Zampa
TAG: CONIGLIO, ENCEPHALITOZOON CUNICULI, IXODES RICINUS, MICROSPORIDI, ZECCHE, ZOONOSISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
Oppure rimani sempre aggiornato in ambito veterinario, iscrivendoti alla nostra newsletter!
POTREBBERO INTERESSARTI ANCHE
28/09/2026
In occasione della Giornata Mondiale contro la Rabbia, la SIMVIM richiama due episodi: un cane importato illegalmente dal Marocco e risultato positivo, e un focolaio in una fattoria didattica del...
A cura di Redazione Vet33
28/09/2026
La preparazione galenica in pasta appetibile permette di adattare la dose di gabapentin al peso di cane e gatto e ne facilita la somministrazione nel trattamento del dolore neuropatico,...
A cura di Redazione Vet33
28/09/2026
Uno studio pubblicato su Science, basato su registrazioni EEG in 20 cani da compagnia e 20 adulti, suggerisce che i cani segmentino il parlato come gli esseri umani, dando più peso alle consonanti...
A cura di Redazione Vet33
28/09/2026
Dal 1° gennaio 2027 i medici veterinari liberi professionisti dovranno applicare in fattura il contributo integrativo ENPAV del 3%, primo passo della tabella di marcia della Riforma Fornero che...
A cura di Redazione Vet33

©2026 Edra S.p.a | www.edraspa.it | P.iva 08056040960 | Tel. 02/881841 | Sede legale: Viale Enrico Forlanini 21 - 20134 Milano (Italy)
Registrazione Tribunale di Milano n° 5578/2022 del 5/05/2022