Animali da Compagnia
02 Aprile 2026Dalla fisiopatologia del danno cerebrale alla stabilizzazione del paziente politraumatizzato: parametri, segni neurologici e ruolo della diagnostica per immagini

Il trauma cranico nel cane e nel gatto rappresenta un’emergenza clinica complessa che richiede un approccio rapido e strutturato. Dalla valutazione delle funzioni vitali alla definizione della gravità neurologica, fino all’impiego mirato della diagnostica per immagini, la gestione del paziente ha come obiettivo principale il mantenimento della perfusione e dell’ossigenazione cerebrale per limitare il danno secondario. Vediamo nel dettaglio le indicazioni fornite da Fabio Viganò in Manuale di pronto soccorso nel cane e nel gatto (Edizioni Edra), volume giunto alla sua II edizione.
Il trauma cranico è una lesione traumatica del cranio che coinvolge l’encefalo e nei cani e gatti è spesso causato da incidenti, attacchi di altri animali, cadute o traumi da oggetti contundenti. La gestione medica deve considerare sia le lesioni extracraniche (come ferite toraciche o addominali e problemi respiratori) sia quelle intracraniche, con l’obiettivo principale di mantenere un’adeguata pressione di perfusione cerebrale (CPP) e ossigenazione del cervello.
Il danno primario è la lesione iniziale causata dal trauma e può manifestarsi in tre forme:
● Commozione cerebrale: perdita temporanea della funzione cerebrale senza danni permanenti.
● Contusione cerebrale: lesione diretta con edema ed emorragie che possono formare ematomi e causare disfunzioni neurologiche.
● Lacerazione cerebrale: la più grave, con perdita di continuità del parenchima cerebrale e rischio di infezioni se vi è esposizione all’esterno.
Si sviluppa successivamente al trauma a causa di processi biochimici che peggiorano la lesione iniziale. Tra i principali fattori ci sono ischemia, ipossia, infiammazione, squilibri metabolici ed edema. L’accumulo di calcio intracellulare e la produzione di radicali liberi aggravano il danno neuronale, contribuendo alla degenerazione cerebrale.
La pressione intracranica (PIC) è regolata da tre componenti: tessuto cerebrale, sangue e liquor. Un meccanismo di autoregolazione mantiene il flusso sanguigno cerebrale costante, ma in caso di trauma questi equilibri possono alterarsi, portando a un aumento della pressione con conseguente sofferenza cerebrale.
Studi condotti in medicina umana hanno dimostrato come nel 60% dei pazienti con trauma cranico vi sia un concomitante coinvolgimento di altri organi. La valutazione clinica è fondamentale nell’approccio ai pazienti con trauma cranico, in quanto tali pazienti sono a tutti gli effetti da considerarsi come politraumatizzati fino a prova contraria. Eseguita la prima valutazione (triage e seconda visita), il paziente deve essere gestito seguendo l’ABC (Airway, Breathing, Circulation; ovvero vie aeree, respirazione e circolazione). I parametri da valutare in un paziente con trauma cranico sono:
• esame delle mucose;
• tempo di riempimento capillare;
• valutazione del polso;
• valutazione del respiro;
• valutazione della temperatura sistemica e di quella delle estremità;
• misurazione della pressione arteriosa;
• misurazione della saturimetria.
Una volta gestite le eventuali compromissioni emodinamiche, di ossigenazione e ventilazione, è possibile eseguire una valutazione neurologica più approfondita. In condizioni di emergenza la valutazione dello stato neurologico del paziente non richiede un esame completo (che dovrà comunque essere eseguito da un neurologo in un secondo tempo); in questa fase è fondamentale accertare:
● neurolocalizzazione della lesione: cervello anteriore o tronco encefalico, attraverso l’analisi di alcuni elementi descritti di seguito
● gravità della lesione: in funzione della localizzazione intracranica. I parametri da valutare sono lo stato del sensorio, la postura, l’andatura e i nervi cranici.
Lesioni alla corteccia cerebrale devono essere estese per alterare lo stato del sensorio, mentre piccole lesioni al tronco encefalico possono causare gravi danni. I sintomi vanno dall’ipereccitazione al coma, in cui il paziente è incosciente e insensibile a qualsiasi stimolo.
Due posture possono indicare il tipo di lesione:
● Decerebrazione: estensione di tutti gli arti, segno di lesione al tronco encefalico.
● Decerebellazione: collo e arti anteriori estesi, arti posteriori flessi, indicativa di danno al cervelletto.
Le lesioni alla corteccia cerebrale permettono una deambulazione quasi normale, mentre lesioni al tronco encefalico causano tetraparesi o tetraplegia.
Un esame neuroftalmico è essenziale per valutare la gravità della lesione:
● Pupille reattive → lesione meno grave.
● Pupille fisse e miotiche → danno grave con perdita di connessione tra cervello anteriore e tronco encefalico.
● Pupille midriatiche e fisse → lesione molto grave e spesso irreversibile.
La dilatazione progressiva delle pupille può indicare un’ernia cerebrale imminente, che necessita di monitoraggio ogni 30 minuti.
In un paziente con trauma cranico la diagnostica per immagini deve essere considerata se le funzioni vitali sono state stabilizzate, in assenza di adeguata risposta alla terapia oppure in caso di peggioramento dopo un iniziale miglioramento conseguente al trattamento adottato. Le radiografie craniche possono individuare fratture della volta cranica, ma purtroppo non forniscono informazioni precise sullo stato del parenchima cerebrale. Risultano, invece, molto utili per verificare la presenza di lesioni traumatiche in altri distretti; è quindi importante eseguire radiogrammi di tutta la colonna vertebrale, toraciche e addominali.
Per saperne di più, leggi la nuova edizione di Manuale di pronto soccorso nel cane e nel gatto (Edizioni Edra).
A cura di Grazia La Paglia
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