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29 Gennaio 2026

Cellule staminali canine, un modello standard per la ricerca traslazionale

Un nuovo protocollo sperimentale getta le basi per una produzione stabile, riproducibile e scalabile di cellule staminali canine. Le ripercussioni nella ricerca


Cellule staminali canine, un modello standard per la ricerca traslazionale

Uno studio, pubblicato su Regenerative Therapy, ha sviluppato il primo protocollo standardizzato per generare cellule staminali mesenchimali (MSC) canine a partire da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) dimostrando che presentano elevata capacità proliferativa, stabilità fenotipica e piena funzionalità anche dopo numerosi passaggi in coltura, aprendo nuove prospettive per la medicina rigenerativa veterinaria e per la ricerca traslazionale.

Le cellule staminali mesenchimali hanno assunto un ruolo centrale nella medicina rigenerativa veterinaria per il trattamento di patologie ortopediche degenerative, disturbi immunomediati, lesioni muscolo-scheletriche e danno tissutale, grazie alle loro proprietà immunomodulanti, antinfiammatorie e rigenerative. Parallelamente, il cane rappresenta un modello preclinico di crescente interesse per la medicina umana: a differenza dei roditori, i cani sviluppano spontaneamente patologie che condividono con l'uomo caratteristiche genetiche, fisiopatologiche e progressive, incluse alcune forme neoplastiche, osteoartrite, insufficienza d'organo e malattie autoimmuni. Questa somiglianza rende il modello canino particolarmente rilevante per valutare sicurezza ed efficacia delle terapie cellulari prima della traslazione clinica umana.

Tuttavia, le MSC isolate da midollo osseo o tessuto adiposo di cani donatori presentano criticità che ne limitano l'impiego clinico estensivo. In primo luogo, mostrano scarsa capacità di espansione in vitro, inoltre mostrano marcata variabilità inter-individuale ed elevata eterogeneità nel profilo di espressione dei marcatori superficiali e nel potenziale di differenziamento. A ciò si aggiunge il fenomeno della senescenza replicativa: con i passaggi in coltura, le cellule acquisiscono progressivamente un fenotipo meno staminale, più simile a cellule differenziate e invecchiate, con conseguente riduzione dell'efficacia terapeutica.

Per superare questi ostacoli, il gruppo giapponese ha sviluppato un approccio basato sulle cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC). Il percorso sperimentale si è articolato in diverse fasi. Inizialmente sono state raccolte cellule somatiche canine da quattro diverse fonti: fibroblasti embrionali, fibroblasti dermici, cellule mononucleari del sangue periferico e cellule derivate dalle urine. Queste cellule sono state riprogrammate in laboratorio per generare linee di iPSC canine.

Il passaggio critico è stato l'identificazione della strategia più efficace per differenziare le iPSC in MSC. I ricercatori hanno confrontato due protocolli: uno basato sulla via mesodermica e uno sull'induzione della cresta neurale, una struttura embrionale nota per la sua versatilità differenziativa. L'approccio basato sulla cresta neurale ha fornito i risultati migliori, producendo cellule con maggiore capacità proliferativa e più elevata espressione dei marcatori tipici delle MSC.

La scelta della fonte cellulare urinaria presenta vantaggi pratici rilevanti: si tratta di un prelievo non invasivo, facilmente ripetibile e che non richiede procedure chirurgiche o anestesia, a differenza del prelievo di midollo osseo o tessuto adiposo. Un elemento distintivo del protocollo è l'utilizzo di un terreno di coltura xeno-free, completamente privo di componenti di origine animale. "Abbiamo scelto un terreno chimicamente definito per garantire condizioni di crescita più sicure, riproducibili e compatibili con le future applicazioni cliniche", spiegano i ricercatori. Questo elimina i rischi associati all'uso di siero fetale bovino, la cui composizione non è costante né completamente nota e che può comportare contaminazione con agenti patogeni xenogenici.

"La generazione di MSC da iPSC è una strategia già ben esplorata in ambito umano con ottimi risultati", precisano gli autori, "mentre nei cani non esisteva ancora un protocollo standardizzato, rendendo necessario un lavoro di validazione sperimentale rigoroso".

Le implicazioni per la medicina veterinaria sono immediate: "Le MSC derivate da iPSC canine ottenute con il nostro metodo potrebbero essere utilizzate in terapie cellulari rigenerative per i cani, offrendo una soluzione più sicura, stabile e scalabile rispetto alle MSC tradizionali", affermano gli autori.

La disponibilità di MSC canine standardizzate e funzionalmente validate potrebbe inoltre accelerare significativamente la traslazione delle tecnologie di medicina rigenerativa dal laboratorio alla clinica, sia veterinaria che umana, superando finalmente i limiti che hanno finora ostacolato l'utilizzo estensivo di queste cellule in contesti terapeutici.

"Ci aspettiamo che il nostro metodo fornisca un utile modello preclinico canino per la terapia con cellule staminali mesenchimali nell'uomo", concludono i ricercatori. "Questo studio contribuirà alla medicina rigenerativa e fornirà un nuovo strumento per la ricerca e le applicazioni cliniche veterinarie".

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