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11 Maggio 2022

Allevamenti di maiali senza antibiotici: è possibile?

Un'iniziativa belga studia la fattibilità di un progetto che punta alla realizzazione (e alla replicazione) di allevamenti di maiali senza antibiotici.


Allevamenti di maiali senza antibiotici: è possibile?

Nell’ottica di combattere la resistenza antimicrobica (AMR), la strada da imboccare è quella di un approccio One Health che porti a un uso moderato e consapevole degli antibiotici, sia in ambito umano che animale. Un approccio di questo tipo ha portato in alcuni casi al ripensamento delle modalità di allevamento, come dimostra la diffusione di realtà produttive che hanno scelto di operare senza utilizzo di antibiotici. In ambito suinicolo, l’allevamento senza antibiotici (RWA) è un concetto riconosciuto solo in pochi paesi, come Danimarca, Polonia e Stati Uniti. Nella produzione RWA, i suini vengono allevati senza l'uso di antibiotici dalla nascita fino alla macellazione. Di fatto, l'allevamento di maiali senza l'uso di antibiotici è impegnativo in termini di salute e benessere degli animali. Soprattutto dopo lo svezzamento, infatti, i suinetti sono particolarmente suscettibili a varie infezioni, come E. coli, o Streptococcus suis. Un’impostazione di tipo RWA comporta, quindi, un percorso peculiare, che in alcuni casi può portare l’allevatore a scelte non facili. Su input del Belgian Pork Group (rete di macelli e aziende attive nella lavorazione della carne di suino) intenzionato a sviluppare una linea di prodotti di maiali allevati senza antibiotici, è stato commissionato uno studio che verificasse la fattibilità di un progetto RWA, ne descrivesse i criteri attuativi, affiancasse gli allevatori aderenti e valutasse le differenze tra allevamenti RWA e non RWA. A tal fine, è stato esaminato un campione di 28 aziende agricole su cui sono state svolte attività di raccolta dati, coaching specifico per azienda e valutazione. Sono stati determinati l'uso antimicrobico, la biosicurezza e le caratteristiche dell'allevamento. Lo stato degli allevamenti, cioè (non-)RWA, variava nel tempo e la distribuzione degli allevamenti RWA rispetto a quelli non RWA era 10–18, 13–15 e 12–16 prima dell'intervento, dopo il coaching, e dopo un anno, rispettivamente. Non ci sono state differenze significative nello stato di biosicurezza tra allevamenti RWA e non-RWA, ma la biosicurezza è migliorata in tutti gli allevamenti durante lo studio. Gli allevamenti RWA erano più piccoli (con una mediana di 200 scrofe) rispetto agli allevamenti non RWA (mediana 350 scrofe).   

Dallo studio è dunque emerso che è possibile ottenere e mantenere lo status di RWA attraverso un coaching specifico per l'azienda in relazione all'AMU prudente e alla biosicurezza. Sono state inoltre identificate le caratteristiche delle aziende agricole che hanno avuto successo e sono state chiarite le differenze tra le aziende agricole RWA e non RWA. I criteri del programma RWA possono, quindi, essere utilizzati in altri studi. Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per rivelare la fattibilità di RWA su scala più ampia.

Bernaerdt, E.; Maes, D.; Van Limbergen, T.; Postma, M.; Dewulf, J. Determining the Characteristics of Farms That Raise Pigs without Antibiotics. Animals 2022, 12, 1224. https://doi.org/10.3390/ani12101224

TAG: AMR, ANTIBIOTICI, MAIALI, RWA

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