Professione
28 Aprile 2025La “Guida pratica per tecnici veterinari” offre consigli fondamentali per gestire il laboratorio, dalla raccolta dei campioni alla fase preanalitica, riducendo i rischi di errore, così da garantire un servizio di alta qualità, essenziale per la salute degli animali

Lavorare in un laboratorio veterinario richiede precisione e conoscenza approfondita dei processi analitici. In particolare, la fase preanalitica è cruciale: infatti, oltre l’80% degli errori si verifica in questa fase. Errori nella raccolta, conservazione e trasporto dei campioni possono compromettere la qualità delle analisi.
Come si lavora in un laboratorio? Quali sono le attività iniziali da portare avanti? Come organizzarsi? Cosa bisogna assolutamente conoscere? A queste domande risponde la Guida pratica per tecnici veterinari di Irene Martínez Ortiz, a cura di Marialetizia Villa.
Il laboratorio clinico, presente negli ospedali veterinari e sempre più diffuso negli ambulatori, ha il compito di trattare correttamente i campioni biologici per preservarne la composizione fino all'analisi. Questi laboratori, noti come POCT (Point-Of-Care Testing), forniscono risultati rapidi e di base vicino al luogo di cura del paziente, operando 24/7 con sistemi intuitivi che riducono il rischio di errori. I Tecnici Veterinari (TV), con formazione ed esperienza adeguate, possono svolgere numerosi compiti senza la supervisione diretta del veterinario, garantendo la qualità degli esami analitici.
Vediamo sinteticamente come si svolge il lavoro in laboratorio.
Prima di iniziare il lavoro in laboratorio, è necessario familiarizzare con i seguenti concetti:
1) Campione primario: un campione ottenuto da un paziente allo scopo di studiarne lo stato di salute (per es. il sangue).
2) Campione secondario: il campione primario che è stato trattato per garantirne la stabilità (per es. sangue anticoagulato con eparina).
3) Campione di lavoro: è la frazione del campione secondario utilizzata per le determinazioni analitiche (per es. plasma eparinizzato).
È la prima fase del processo analitico. Va dalla richiesta di analisi al trattamento del campione.
Oltre l’80% degli errori si verifica in questa fase. La maggior parte è associata a personale non qualificato, preparazione inadeguata del paziente, informazioni insufficienti, approvvigionamento errato o conservazione e trasporto inadeguati.
Il personale veterinario compila il modulo con i dati del paziente e gli esami richiesti. Alcuni degli errori più comuni a cui prestare attenzione sono:
● Modulo compilato “su indicazione di”. Un modulo compilato viene consegnato al laboratorio da un’altra persona e non dal medico richiedente.
● Mancanza di sospetto clinico. Se si aggiunge il sospetto clinico o il motivo della visita, si eviteranno le ripetizioni dei parametri, si farà una valutazione adeguata dei dati analitici e si potrà persino dare priorità alla consegna di determinati risultati.
● Grafia non chiara o espressione scorretta. Ciò crea confusione nel selezionare i parametri desiderati.
● Dati mancanti del paziente. Se la cartella clinica è stata compilata correttamente, si potrà lavorare in modo efficiente ed evitare il lungo lavoro di ricerca dei dati mancanti. Un altro possibile errore è la duplicazione di cartelle cliniche in laboratorio o l’assegnazione dei risultati di un paziente a un altro con un nome simile.
● Tipo di campione non identificato. In caso di invio al laboratorio di campioni facilmente confondibili (per es. urina e liquidi organici), il tipo di campione deve essere identificabile tramite annotazione in un punto visibile.
È importante annotare nella dispensa o nel quaderno di laboratorio eventuali incidenti osservati al momento del ricevimento del campione, come per esempio:
● Nessun campione: i test vengono richiesti, ma i campioni non arrivano.
● Campione inadeguato: raccolto male, non adatto all’analisi richiesta, contenitore sbagliato, ecc.
● Campione insufficiente: non sufficiente a garantire la qualità dell’analisi. Se è possibile effettuare alcune determinazioni, queste devono essere specificate.
● Campione avanzato: vengono ricevuti campioni non necessari per l’analisi.
Per gli esami del sangue, i pazienti dovrebbero arrivare al centro veterinario con un periodo di digiuno di 6-8 ore, poiché praticamente tutti i parametri sono alterati nel periodo postprandiale.
Di seguito, i criteri di scarto specifici sono elencati per tipo di campione. Conoscendo i “punti oscuri” in cui si commettono più spesso errori, è possibile prestare maggiore attenzione per evitarli.
● Riempimento incompleto o non corretto della provetta.
● Prelevare il sangue dalla stessa estremità in cui si trova la linea con la fluidoterapia.
● Prelevare il campione con una siringa per emogasanalisi contenente eparina.
● Ritardare l’omogeneizzazione con l’anticoagulante, che può provocare una coagulazione totale o parziale del campione.
● Toccare l’interno del contenitore con la siringa.
● Riempire la provetta senza anticoagulante con sangue proveniente da altre provette con additivi anticoagulanti o toccare l’interno del flacone con la siringa.
● Prelevare il sangue dalla stessa estremità in cui si trova la linea con la fluidoterapia.
● Spingere troppo forte lo stantuffo della siringa o agitare la provetta, provocando emolisi.
● Mancato lavaggio corretto delle provette di anticoagulanti
Per conoscere le problematiche che possono sorgere con analisi delle urine, delle feci, dei liquidi organici, leggi il volume “Guida pratica per tecnici veterinari – Come sopravvivere in laboratorio” (Edizioni Edra) di Irene Martínez Ortiz, a cura di Marialetizia Villa.
A cura di Grazia Lapaglia
CITATI: IRENE MARTíNEZ ORTIZ, MARIALETIZIA VILLASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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