Bovini
03 Settembre 2025Nuove zone di vaccinazione decise dalla Commissione Ue per Sardegna e Valle d’Aosta, mentre in Italia i veterinari denunciano attacchi e difendono il proprio lavoro nella gestione della malattia

In seguito alla notifica di nuovi focolai confermati di dermatite nodulare contagiosa (Lsd), sia in allevamenti di bovini nelle province di Nuoro e Sassari, in Sardegna, che in Francia, al confine con la Valle d’Aosta, la Commissione europea ha pubblicato la Decisione di Esecuzione (Ue) 2025/1764, che modifica l’allegato III della precedente Decisione (Ue 2025/1582). Vengono così istituite nuove zone di vaccinazione in Valle d’Aosta e aggiornate quelle già previste in Sardegna, con l’indicazione dei periodi di applicazione.
Nel frattempo, i presidenti degli Ordini dei Medici Veterinari di Cagliari, Oristano e Nuoro – Giuseppe Argiolas, Giuseppino Cocco e Annamaria Coccollone – hanno espresso sostegno ai colleghi sotto attacco per la gestione della malattia.
In Italia sono stati notificati nuovi focolai confermati di Lsd tra la fine di luglio e l’8 agosto 2025, localizzati nelle province di Nuoro e Sassari. In Francia, nello stesso periodo, sono stati segnalati altri focolai nelle aree di confine con la Valle d’Aosta. Per questo motivo, la Commissione europea ha deciso di istituire nuove zone di protezione, sorveglianza e restrizione in Sardegna e una zona di sorveglianza in Valle d’Aosta, all’interno delle quali si applicano le misure di controllo volute dal Regolamento delegato (Ue) 2020/687.
Il tipo, le dimensioni e la durata delle zone di vaccinazione I e II si basano sulla situazione epidemiologica e sull’andamento delle campagne di vaccinazione, in particolare tenuto conto del livello di copertura vaccinale raggiunto, dei piani di vaccinazione ufficiali dello Stato membro e delle relazioni sui progressi conseguiti.
Con la comparsa di focolai in Sardegna, sono state applicate misure immediate di abbattimento degli animali infetti, di vaccinazione preventiva (oltre 100mila bovini già vaccinati su base volontaria), e attività di educazione sanitaria e incontri pubblici.
Ma i presidenti provinciali dell’Ordine denunciano “attacchi personali e spesso odio indiscriminato” contro i veterinari, soprattutto sui social, nonostante il loro lavoro sia vincolato dall’applicazione delle normative comunitarie per la tutela della Sanità Pubblica Veterinaria.
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