Normative
02 Settembre 2026Dal 3 settembre entra in vigore il Regolamento di esecuzione (Ue) 2026/1189, che esclude il Brasile dall’elenco dei Paesi terzi conformi alle norme europee sugli antimicrobici: bando di quattro mesi su carne bovina, pollame, cavallo, uova, miele e prodotti dell’acquacoltura

Dal 3 settembre scatta il divieto della Commissione Europea a importare dal Brasile alcune categorie di prodotti di origine animale, tra cui carni bovine, pollame, carne di cavallo, uova, miele e prodotti dell’acquacoltura. Il provvedimento è legato all’entrata in vigore del Regolamento di esecuzione (Ue) 2026/1189, che elenca i Paesi terzi ritenuti conformi alle norme europee sull’impiego degli antimicrobici negli animali destinati alla produzione alimentare: al momento, il Brasile non figura nell’ elenco.
Alla base della decisione ci sono le verifiche condotte dalla Commissione Europea sul sistema di garanzia brasiliano, che hanno evidenziato il mancato rispetto delle regole Ue sull’impiego di alcuni antimicrobici. La portavoce della Commissione, Eva Hrncirova, ha confermato la sospensione durante il briefing quotidiano con la stampa, precisando che il Comitato Permanente per le Piante, gli Animali, gli Alimenti e i Mangimi ha approvato un elenco aggiornato dei Paesi conformi, comprendente 21 nuovi Paesi e cinque già presenti nell’elenco precedente. Un audit riguardante pollame e miele è attualmente in corso in Brasile e dovrebbe concludersi entro la fine della settimana, sebbene le conclusioni definitive richiederanno tempi più lunghi.
La decisione arriva poche settimane dopo l’entrata in vigore provvisoria, il 1° maggio scorso, dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, il blocco commerciale formato da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay, firmato il 17 gennaio e attualmente oggetto di contestazione da parte dei legislatori europei presso la magistratura dell’Unione. L’accordo, che liberalizza gli scambi agricoli tra Europa e America Latina, ha suscitato proteste tra gli agricoltori europei, preoccupati che i differenti standard produttivi e sanitari possano creare condizioni di concorrenza sleale a favore dei prodotti sudamericani.
Lo scorso anno il Brasile è stato il secondo fornitore di carne bovina dell’Unione Europea dopo il Regno Unito, con circa 92mila tonnellate esportate per un valore di poco superiore ai 700 milioni di euro. Secondo un’analisi di Coldiretti su dati Ismea, a maggio 2026, rispetto allo stesso mese del 2025, le importazioni italiane di prodotti brasiliani hanno registrato un incremento del 129% per il pollo e del 212% per la carne bovina.
Coldiretti e Filiera Italia sottolineano che la decisione rappresenta il risultato della battaglia condotta in Italia e a Bruxelles per introdurre maggiore reciprocità nelle relazioni commerciali, con l’obiettivo di evitare che sul mercato comunitario arrivino prodotti ottenuti applicando standard sanitari, ambientali o produttivi meno stringenti rispetto a quelli richiesti agli allevatori europei.
Confagricoltura ha aggiunto: “Nel Paese sudamericano si fa un uso di antimicrobici e ormoni della crescita negli allevamenti ben al di fuori degli standard europei. I nostri allevamenti, invece, sono soggetti a norme attente non solo al benessere animale, ma anche alla tracciabilità della filiera, alla salubrità del prodotto finale e alla trasparenza di ogni fase di produzione e macellazione”.
Coldiretti e Filiera Italia chiedono di allargare il principio di reciprocità anche alla disciplina dei residui e all’impiego di sostanze non autorizzate nell’Ue, portando la questione nell’ambito dell’Omnibus Food and Feed, con l’obiettivo di superare il cosiddetto doppio standard sui residui. Le organizzazioni sostengono che le norme del commercio internazionale e gli obblighi derivanti dal WTO non debbano impedire all’Ue di garantire condizioni di concorrenza effettivamente comparabili e un adeguato livello di tutela dei consumatori.
Il Brasile si è detto “sorpreso” per la decisione, mentre la Commissione Europea ha dichiarato di essere al lavoro con le autorità brasiliane per risolvere le criticità e consentire la ripresa delle importazioni nel più breve tempo possibile, escludendo l’ipotesi di una “guerra commerciale”. Il bando resterà in vigore per poco più di quattro mesi. La Commissione non ha indicato una data precisa per la revoca della sospensione, ma ha chiarito che le importazioni potranno riprendere non appena il Brasile dimostrerà di aver completato i sistemi di prescrizione e tracciabilità degli antimicrobici.
CITATI: EVA HRNCIROVASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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