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31 Marzo 2026Il Ministero della Salute ha pubblicato due protocolli per il monitoraggio dell’antibiotico-resistenza nelle acque reflue urbane non trattate: uno per l’esame colturale dei microrganismi resistenti, uno per la ricerca e quantificazione dei geni di resistenza, attività che rientrano nel Piano Nazionale di Contenimento dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2022-2025, prorogato al 2026

Le acque reflue urbane non trattate sono diventate uno strumento di sorveglianza epidemiologica. Il Ministero della Salute ha pubblicato due protocolli distinti per il loro monitoraggio in chiave di antibiotico-resistenza (Amr): il primo riguarda l’isolamento e la conta di microrganismi resistenti agli antibiotici mediante esame colturale; il secondo la ricerca e la quantificazione di geni di resistenza attraverso approcci molecolari. Entrambi rientrano nel Piano Nazionale di Contenimento dell’Antimicrobico Resistenza (PNCAR) 2022-2025, prorogato per il 2026, e si inseriscono in un approccio di wastewater-based epidemiology (Wbe), che integra i dati clinici tradizionali con la sorveglianza ambientale, per intercettare resistenze emergenti prima che diventino un problema clinico conclamato.
Il Ministero della Salute ha reso disponibili due procedure operative per la sorveglianza dell’antibiotico-resistenza nelle acque reflue urbane. La prima riguarda l’isolamento e la conta di microrganismi resistenti mediante esame colturale; la seconda la ricerca e la quantificazione di geni di resistenza (ARG) con metodi molecolari. In entrambi i casi, i campioni vengono prelevati all’ingresso degli impianti di depurazione prima di qualsiasi trattamento, la finestra temporale in cui il refluo conserva il quadro più fedele della circolazione microbica nella popolazione.
Le attività si inseriscono nel PNCAR 2022-2025, che è stato prorogato per tutto il 2026, con riferimento specifico alla sorveglianza Amr nella popolazione generale attraverso l’epidemiologia delle acque reflue (Wbe).
L’approccio non è nuovo in senso assoluto. La Wbe è stata ampiamente utilizzata durante la pandemia Covid-19 per tracciare la circolazione del SARS-CoV-2, ma la sua applicazione sistematica all’Amr rappresenta un salto qualitativo nella sorveglianza ambientale.
I residui di antibiotici vengono rilasciati nei reflui attraverso l’escrezione umana e animale, i rifiuti ospedalieri e gli scarichi industriali. Le acque reflue veicolano virus, batteri, funghi, protozoi ed elminti (patogeni e non) e il loro monitoraggio molecolare permette di rilevare la presenza e la diffusione di resistenze in modo trasversale, senza dipendere esclusivamente dalle segnalazioni cliniche. Come recita il PNCAR, le evidenze scientifiche mostrano “quantità preoccupanti di antibiotici e di batteri resistenti agli antibiotici nei fiumi e nelle acque reflue”, un patrimonio informativo che la Wbe trasforma in dato epidemiologico strutturato.
L’obiettivo dichiarato è integrare i dati clinici basati sulla ricerca di batteri resistenti patogeni per l’uomo, evidenziare l’occorrenza di nuove resistenze e individuare tendenze temporali e spaziali, contribuendo così alla valutazione del fenomeno Amr e all’implementazione di interventi mirati al suo contenimento.
Per garantire coerenza tra laboratori e regioni diverse, il Gruppo di Lavoro “Geni di Antibiotico Resistenza” ha identificato sei target genici prioritari su cui concentrare il monitoraggio molecolare:
● blaCTX-M, resistenza ai β-lattamici; correlato a E. coli ESBL (Extended Spectrum Beta-Lactamase)
● blaKPC, resistenza ai carbapenemi; correlato a E. coli carbapenemasi-produttore (CR)
● vanA, resistenza alla vancomicina; correlato agli Enterococchi Vancomicina-Resistenti (VRE)
● qnrS, resistenza ai fluorochinoloni, antibiotici di sintesi con elevata stabilità ambientale
● intI1, integrasi di classe 1; indicatore di pressione selettiva e impatto antropico sull’ecosistema microbico
● 16S rRNA, marcatore della carica batterica totale, utilizzato come normalizzatore del dato quantitativo
La selezione riflette le priorità cliniche e ambientali del contesto italiano: i primi tre geni sono correlati a batteri già monitorati sul versante clinico dal gruppo di lavoro dedicato ai batteri resistenti, garantendo una lettura integrata tra sorveglianza ambientale e dati ospedalieri.
Un elemento centrale di entrambi i protocolli è la standardizzazione. Le linee guida coprono campionamento, analisi e interpretazione dei dati, con l’obiettivo esplicito di assicurare la coerenza dei risultati tra le diverse regioni e facilitare una valutazione armonizzata del fenomeno Amr a livello nazionale.
Vale la pena ricordare che il processamento delle acque reflue espone gli operatori di laboratorio ad agenti biologici potenzialmente rischiosi per la salute: i protocolli includono indicazioni specifiche anche su questo fronte. La sorveglianza ambientale, per essere efficace, deve essere anche sicura per chi la conduce.
TAG: ACQUE REFLUE, AMR, ANTIBIOTICO RESISTENZA, MINISTERO DELLA SALUTE, PNCAR 2022-2025, WBESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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