Normative
07 Gennaio 2026Il caso di Lucca risale al 2019. I giudici fiorentini ribaltano la sentenza di primo grado: una diagnosi tempestiva avrebbe evitato inutili sofferenze all’animale. Due medici veterinari devono quindi risarcire di circa 9mila euro il proprietario dell’animale

Un Rottweiler seguito per mesi senza una diagnosi corretta, il tumore individuato troppo tardi, le cure tentate in Svizzera e poi l’eutanasia per evitare ulteriori sofferenze. La Corte d’Appello di Firenze ha condannato due medici veterinari di una clinica di Lucca a risarcire circa 9mila euro al proprietario del cane, riconoscendo il “danno affettivo” e il “patema d’animo” per la perdita del rapporto con l’animale. Secondo i giudici, una diagnosi tempestiva avrebbe potuto allungare la vita del cane e soprattutto ridurne il dolore.
I fatti risalgono al 2019. Il proprietario del cane, notando un peggioramento del comportamento e dello stato clinico dell’animale, lo porta più volte in visita presso una clinica veterinaria di Lucca. Secondo quanto ricostruito dai giudici, vi fu una non adeguata valutazione dei sintomi, l’esecuzione di indagini ritenute inappropriate o non sufficienti e il mancato riconoscimento di una patologia neoplastica in fase evolutiva.
Solo a settembre, dopo una TAC, viene individuata una massa tumorale nella cavità nasale destra. Il cane viene quindi trasferito in Svizzera per un trattamento sperimentale nell’ambito di un progetto di ricerca oncologica, che migliora temporaneamente la qualità di vita. Ad aprile 2020 però la situazione precipita e si decide per l’eutanasia.
In primo grado il risarcimento era stato negato. I giudici Santese, Conte e Mazzarelli della Corte d’Appello di Firenze hanno invece ribaltato la decisione stabilendo il risarcimento complessivo di circa 9mila euro (tra danni morali e spese legali), il riconoscimento di 2.500 euro di danno non patrimoniale e il rimborso di parte delle spese veterinarie iniziali.
“Quello che viene risarcito non è il danno patito dal rottweiler ma il danno patito dal padrone per la lesione del rapporto affettivo col proprio cane e per il conseguente patema d’animo”.
L’elemento rilevante è qui il dolore del proprietario, aggravato dall’aver assistito alle sofferenze terminali dell’animale, ritenute in parte evitabili con diagnosi tempestiva.
Nella sentenza i giudici censurano duramente un passaggio della difesa dei veterinari, secondo cui gli animali non avrebbero “coscienza del dolore”.
La Corte, infatti, scrive: “Sorprende che tale affermazione provenga proprio da medici veterinari, quando gli studi scientifici dimostrano l’esatto contrario”.
I giudici richiamano inoltre il quadro normativo che riconosce gli animali come “esseri senzienti”, richiamando il percorso legislativo, tra cui la cosiddetta legge Brambilla.
La sentenza ha tre implicazioni chiave per la professione medico-veterinaria:
● Responsabilità professionale. La giurisprudenza rafforza l’obbligo di correttezza diagnostica, appropriatezza degli esami e tracciabilità del percorso clinico.
● Dolore animale e qualità di vita. Il riconoscimento del dolore animale entra sempre più nella valutazione giuridica: la mancata diagnosi non incide solo sulla prognosi, ma anche sulla sofferenza.
● Rapporto uomo-animale come bene giuridico. Il legame affettivo viene assimilato a una relazione familiare e può diventare oggetto di risarcimento quando leso.
Il caso di Lucca rappresenta un precedente significativo nel rapporto tra responsabilità professionale veterinaria, tutela del benessere animale e riconoscimento del valore affettivo degli animali domestici nella vita delle persone. Un richiamo forte alla centralità della diagnosi tempestiva, della corretta gestione del dolore e di una pratica clinica sempre più rigorosa e ben documentata.
TAG: CANE, CORTE D’APPELLO, LUCCA, MEDICI VETERINARI, TUMORESe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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