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Professione

22 Dicembre 2021

Professionisti e pandemia, il rapporto di Confprofessioni

Sono 38 mila i professionisti che hanno chiuso l’attività nel 2020, ma il trend di lungo periodo è positivo. Ed è il comparto sanitario quello con le migliori performance. A dirlo è il VI Rapporto sulle libere professioni in Italia


La pandemia non perdona. E a farne le spese sono anche i liberi professionisti. Come dimostrano le cifre rivelate dal VI Rapporto sulle libere professioni in Italia curato dall’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni e coordinato dal professor Paolo Feltrin. Infatti, per 38mila liberi professionisti il 2020 ha significato la chiusura della propria attività, con un calo del -2,7% rispetto al 2019. E se è andata peggio agli studi professionali con dipendenti (- 7%), è vero pure che l’impatto negativo della pandemia ha coinvolto in generale tutto il settore, causando la perdita di 154mila posti di lavoro (-2,9%). Con un Nord Italia più in difficoltà: qui, infatti, si registra in media una flessione di oltre il 7% con punte superiori al 20% in Val d’Aosta. La crisi non ha però solo falcidiato l’occupazione, ma anche il reddito dei professionisti. Secondo i dati dell’Osservatorio di Confprofessioni, infatti, il reddito annuo medio dei professionisti iscritti alla Gestione separata dell’Inps è crollato da 25.600 euro del 2019 a 24.100 euro del 2020, con una variazione annua del -5,7%. Dinamiche simili anche per i professionisti iscritti alle Casse previdenziali. Nel 2019 i redditi dei professionisti ordinisti si stabilizzano a quota 35.500 euro: un dato negativo rispetto ai 37.500 euro del 2010.

“Nel 2020 l’impatto del Covid sull’economia italiana è stato drammatico – ha infatti commentato Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni – ma nel corso del 2021 stiamo assistendo a una robusta risalita del Pil: le previsioni indicano un recupero di oltre 6 punti percentuali a fine anno”.

Ma come si configura il mondo del lavoro autonomo dell’ultimo decennio? Come emerge dal Rapporto, nonostante gli uomini rappresentino il 64,4% della popolazione professionale, appartiene alle donne il primato della crescita, con un aumento di circa 165mila unità rispetto al 2010, a fronte delle 47mila tra gli uomini. Lo sprint in rosa si registra essenzialmente nell’area sanitaria (52,8%) e legale (49%). E anche in termini quantitativi l’area sanitaria si conferma quella a maggior crescita, rappresentando il 19% del totale dei professionisti nel 2020. A ruota i servizi alle imprese (17%) e l’area tecnica. 

CITATI: GAETANO STELLA, PAOLO FELTRIN
TAG: CONFPROFESSIONI, PANDEMIA

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