Normative
27 Marzo 2025Data l’evoluzione della situazione, con una nuova circolare il Ministero della Salute potenzia i controlli sulle movimentazioni da territori a rischio e richiama all’attenzione sulla prevenzione in allevamento per salvaguardare il patrimonio zootecnico nazionale

Dopo la conferma di nuovi focolai di afta epizootica in Ungheria e Slovacchia, il Ministero della Salute ha disposto misure straordinarie per prevenire l’introduzione della malattia in Italia. Medici veterinari e operatori sono chiamati a intensificare il monitoraggio giornaliero degli animali e a segnalare tempestivamente eventuali sospetti ai Servizi Veterinari. Tra le raccomandazioni, limitare gli accessi in allevamento e garantire la tracciabilità delle movimentazioni.
Nel tardo pomeriggio del 25 marzo, a distanza di 19 giorni dal primo focolaio, è stato confermato un secondo focolaio di afta epizootica in Ungheria. Il focolaio è stato identificato a Levèl, nella contea di Győr-Moson-Sopron vicino al confine con l’Austria, in una azienda con circa 3000 bovini.
Il Ministero della Salute ha diffuso una nota sul rafforzamento delle misure di controllo per movimentazioni da territori a rischio di afta, precisando che nell’“attuale contesto epidemiologico resta fondamentale, come previsto dai Regolamenti comunitari, il ruolo dei veterinari libero professionisti e degli operatori, al fine di individuare il più precocemente possibile l’eventuale presenza della malattia sul territorio nazionale e consentire l’efficace adozione di misure di emergenza finalizzate alla salvaguardia del patrimonio zootecnico nazionale. Pertanto – continua la nota – appare indispensabile incrementare l’attività di controllo giornaliero dello stato di salute degli animali allevati e procedere alla segnalazione immediata al Servizio veterinario competente di eventuali situazioni sospette”.
“Si raccomanda infine di evitare l’ingresso in allevamento di persone e mezzi non strettamente necessari e comunque di assicurare la registrazione di tutti gli ingressi in maniera tale da garantire la più rapida rintracciabilità degli stessi, e di evitare l’introduzione di materiali e prodotti in allevamento, ivi compresi mangime e foraggio, di dubbia provenienza, non adeguatamente tracciati o potenzialmente a rischio”.
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