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Acquacoltura

21 Marzo 2025

Acquacoltura italiana, Api: servono regole chiare, più concessioni e innovazione per rilancio

Agli Stati Generali della Maricoltura, l’Api chiede norme certe, investimenti in ricerca e formazione per rilanciare un comparto strategico messo in crisi dal cambiamento climatico e dalla concorrenza estera

di Redazione Vet33


Acquacoltura italiana, Api: servono regole chiare, più concessioni e innovazione per rilancio

L’Associazione Piscicoltori Italiani (Api) di Confagricoltura ha lanciato un appello agli Stati Generali della Maricoltura, che si sono tenuti giovedì 20 marzo a Palazzo della Valle, a Roma, sottolineando l’urgenza di norme chiare per il settore, formazione per gli operatori e investimenti in innovazione tecnologica. A causa della crescente concorrenza internazionale e degli impatti del cambiamento climatico, l’acquacoltura italiana, ritenuta un’eccellenza a livello mondiale, rischia di perdere competitività.
 

Le richieste dell’Api

Una regolamentazione quadro con regole certe, chiare e uniformi per le concessioni, una maggiore promozione del comparto attraverso una corretta informazione e formazione, investimenti che sostengano l’innovazione tecnologica e la ricerca per potenziare uno sviluppo sostenibile e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. Sono queste le richieste avanzate dall’Api in occasione degli Stati Generali della Maricoltura, un evento che ha riunito i rappresentanti delle istituzioni, le imprese e una parte del mondo scientifico di un settore considerato strategico a livello nazionale, riconosciuto come eccellenza a livello globale, ma che è messo in pericolo dalla concorrenza internazionale, dagli effetti del cambiamento climatico e dalla mancanza di un quadro normativo adeguato 

“Garantire la competitività delle nostre imprese, tenuto conto che l’Italia ha perso quote rispetto ad altri Paesi – ha detto il Vicepresidente esecutivo di Api Claudio Pedroni – è la nostra priorità. Con oltre 8.000 chilometri di coste, l’Italia conta solo 20 concessioni off-shore di impianti per la produzione di maricoltura. La situazione è ferma a trent’anni fa, mentre altri Stati hanno investito nel comparto, arrivando a produzioni di gran lunga superiori a quelle italiane, garantendo occupazione e solidità economica”.

I dati della blue economy

Oggi l’acquacoltura italiana produce oltre 50.000 tonnellate di animali acquatici l’anno, di cui quasi il 90% spigole, orate e trote. Sommando anche la produzione di molluschi, si arrivava a 130.0000 tonnellate complessive (dati aggiornati al 2022), praticamente la stessa quantità di quanto si ottiene con l’attività di pesca della flotta nazionale.
Per l’Api, che rappresenta la quasi totalità delle aziende del comparto, occorre investire in innovazione e ricerca per trovare soluzioni utili a garantire un ambiente-mare più sano e un approccio ancora più sostenibile da parte delle imprese, spinto da un quadro normativo certo e strategico per il settore. 
Nel 2023, gli effetti del cambiamento climatico hanno drasticamente ridotto la produzione di molluschi, mettendo ulteriormente sotto pressione le aziende del settore. 

L’acquacoltura italiana è comunque riconosciuta in tutto il mondo per l’alta qualità della produzione e per la sua biodiversità: “Il fatturato dell’acquacoltura italiana supera i 400 milioni di euro e si conferma un settore importante per la nostra zootecnia, sebbene sia tra quelli più ‘giovani’” ha sottolineato Luca Brondelli, Vicepresidente di Confagricoltura.

L’Italia è il primo consumatore mondiale di spigole e orate, ma solo il 20% del prodotto consumato è di origine italiana. Una disparità che, secondo il presidente Api Matteo Leonardi, può essere colmata rafforzando la comunicazione sull’origine del pesce nei canali della ristorazione e potenziando la formazione tecnico-professionale, oltre a quella accademica.

Investire nel settore

Secondo l’Api, è necessario investire nella ricerca scientifica e nell’innovazione tecnologica per far fronte agli effetti del cambiamento climatico e garantire un approccio sempre più sostenibile all’allevamento marino. In questo contesto, è stata evidenziata la collaborazione con istituzioni scientifiche come l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IzsVe), con cui si sviluppano soluzioni per migliorare la qualità ambientale e la salute degli animali. Importanti anche i contributi di Assalzoo e del mondo accademico, che rafforzano la sinergia tra produzione, nutrizione e normative europee. 

CITATI: CLAUDIO PEDRONI, LUCA BRONDELLI, MATTEO LEONARDI
TAG: ACQUACOLTURA, API, ASSALZOO, IZSVE

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