Ruminanti
28 Luglio 2026Nell’Alessandrino un gregge di circa mille pecore ha ingerito sorgo reso tossico dal caldo record e dalla siccità: oltre 50 capi sono morti in pochi minuti per intossicazione acuta da cianuri. Confermata dall’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta una tossicità quasi doppia rispetto al 2022

Un gregge di circa mille pecore ha rischiato una strage nelle campagne alessandrine dopo aver pascolato in un campo di grano da poco mietuto, tra erbe spontanee cresciute nei solchi. Tra quelle piante si nascondeva il sorgo (Sorghum halepense), che in condizioni di stress termico e siccità prolungata può accumulare elevate concentrazioni di glicosidi cianogenetici. Il bilancio dell’episodio, avvenuto venerdì 10 luglio, è di oltre 50 animali morti nel giro di pochi minuti per intossicazione acuta da cianuri, confermata dalle analisi di laboratorio condotte dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (Izsplv).
Attirati dalle erbe spontanee cresciute tra i solchi di un campo di grano mietuto da poco, i pastori hanno fatto pascolare il gregge pensando di offrire sollievo dal caldo estivo. Una di queste erbe, il sorgo, però ha avvelenato gli ovini. Dopo la sua ingestione, la reazione negli animali è stata fulminea: mancanza d’aria, schiuma alla bocca e collasso immediato. L’intervento tempestivo dei conduttori ha evitato che il resto del gregge subisse la stessa sorte, allontanandolo dal campo.
Il sorgo produce come meccanismo di difesa la durrina, un tipo di glicosidi cianogenetici. Quando i tessuti della pianta vengono lacerati, come nella masticazione da parte degli erbivori, il cianuro viene liberato dalla durrina, processo ulteriormente accelerato nei ruminanti dall’azione dei microrganismi presenti nel rumine. La molecola si lega al ferro trivalente della citocromo ossidasi mitocondriale, bloccando la respirazione cellulare. L’ossigeno non viene più utilizzato dai tessuti e viene interrotta la produzione di energia aerobica sotto forma di ATP.
Durante le prime fasi di sviluppo, il sorgo accumula naturalmente durrina, motivo per cui è sconsigliata la somministrazione agli animali di piante giovani, i cui germogli, foglie giovani e ricacci risultano le parti più pericolose per l’elevata concentrazione del glicoside. Le piante adulte sono generalmente considerate sicure come alimento animale, ma in condizioni ambientali stressanti – siccità estreme e prolungate seguite da piogge intense o irrigazione abbondante, forti gelate seguite da periodi più caldi, oltre a trattamenti con alcuni erbicidi o fertilizzanti azotati – possono produrre quantità eccessive di durrina.
Le analisi condotte sull’episodio hanno rilevato livelli di tossicità quasi doppi rispetto a quelli registrati durante la siccità del 2022, quando l’intossicazione da sorgo aveva colpito diversi bovini nel Cuneese. Secondo l’Izsplv, l’episodio riaccende l’attenzione sui rischi indiretti del cambiamento climatico: i periodi prolungati di ipertermia e siccità non riducono solo le scorte d’acqua, ma modificano la chimica stessa della vegetazione del territorio.
Sul posto sono intervenuti i medici del Servizio Veterinario di Alessandria e dell’Istituto Zooprofilattico, che sono riusciti a salvare gli animali colpiti in forma più lieve. Le necroscopie e le successive analisi di laboratorio sulle piante, condotte dall’Izsplv, hanno confermato che la morte delle pecore è stata provocata da un’intossicazione acuta da cianuri.
TAG: ALESSANDRINO, CALDO, CAMBIAMENTO CLIMATICO, DURRINA, INTOSSICAZIONE, IZS PIEMONTE LIGURIA E VAL D’AOSTA, OVINI, SICCITà, SORGO SELVATICOSe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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