Animali esotici
06 Novembre 2026Un’ara ararauna aveva perso gran parte del becco superiore dopo il morso di un cane. A Napoli zoo, clinica veterinaria e un’azienda di materiali compositi hanno lavorato insieme partendo da una TAC del cranio, fino all’impianto definitivo

Ha ripreso ad alimentarsi da solo in circa una settimana Diego, un esemplare di ara ararauna a cui il morso di un cane aveva asportato una porzione rilevante del becco superiore. Il recupero è stato possibile grazie a una protesi su misura progettata a partire dalla TAC del cranio e realizzata dopo una serie di prototipi simulati. Il progetto ha coinvolto lo Zoo di Napoli, il medico veterinario Emilio Noviello della clinica New Pet e Aerosoft, azienda specializzata in materiali compositi e stampa 3D. Nei due mesi successivi all’impianto, i controlli settimanali hanno confermato un recupero funzionale stabile.
Negli psittacidi il becco non serve solo a nutrirsi. È lo strumento con cui l’animale afferra, taglia e manipola gli oggetti, e funziona come un vero arto supplementare durante l’arrampicata. Una mutilazione estesa della ranfoteca superiore compromette quindi sia l’assunzione autonoma del cibo sia i comportamenti quotidiani tipici della specie.
Nel caso di Diego, dopo l’aggressione, un primo intervento chirurgico in una clinica veterinaria specializzata in animali esotici ha stabilizzato il paziente. La ricrescita spontanea del tessuto è però risultata parziale e non sufficiente a ripristinare la funzionalità. Da qui la scelta di ricostruire artificialmente la parte mancante.
Il punto di partenza è stata una tomografia computerizzata del cranio del pappagallo. Dalle immagini il gruppo di lavoro ha sviluppato diversi prototipi in simulazione, affinandoli fino al modello definitivo. Il lavoro è nato dalla collaborazione tra tre soggetti: lo Zoo di Napoli, Emilio Noviello, che seguiva il caso clinico presso la clinica New Pet, e Aerosoft, che ha messo a disposizione la propria esperienza nella lavorazione dei materiali compositi e nella manifattura additiva.
Dopo l’impianto, l’ara ha riacquistato gradualmente le proprie funzioni e, nell’arco di circa sette giorni, ha ripreso ad alimentarsi in autonomia. Il follow-up ha previsto controlli clinici settimanali per i due mesi successivi. Secondo quanto riferito, le visite non hanno rilevato anomalie e hanno confermato la stabilità del recupero funzionale, permettendo di considerare l’intervento pienamente riuscito.
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