Influenza aviaria
06 Ottobre 2026Selvatici mai così colpiti dal 2016, ma nel pollame i focolai scendono a 1.081. In Francia e Ungheria crolla il peso delle anatre. In Italia il pilota vaccinale riguarda tacchini e ovaiole
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Le anatre domestiche, per anni il punto debole della filiera avicola francese, oggi pesano molto meno sull’epidemia di influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI). Secondo l’ultimo rapporto trimestrale dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) e del Laboratorio europeo di referenza per l’influenza aviaria (EURL), la vaccinazione obbligatoria introdotta in Francia nel 2023 ha probabilmente contribuito a questo calo. Il risultato arriva in una stagione con circolazione record negli uccelli selvatici.
Tra il 1° ottobre 2025 e il 28 agosto 2026 l’Europa ha registrato 7.000 rilevamenti di HPAI negli uccelli selvatici, il valore più alto almeno dal 2016. Supera di circa 1,8 volte la stagione 2021–2022 e di 1,7 volte la 2022–2023, finora considerate le peggiori.
Negli allevamenti la tendenza è opposta. I focolai in pollame e altri volatili detenuti sono stati 1.081, contro i 2.805 del 2021–2022 e i 1.314 del 2022–2023. Il rapporto è firmato da EFSA, ECDC ed EURL ed è stato pubblicato su EFSA Journal con il titolo Avian influenza overview June-August 2026.
Il trimestre estivo ha confermato la fase di bassa stagionale. Tra il 5 giugno e il 28 agosto 2026 sono stati segnalati 110 rilevamenti di HPAI A(H5N1) in 12 Paesi europei: 7 nel pollame e 103 nei selvatici. Nello stesso periodo sono stati colpiti meno uccelli marini coloniali rispetto agli anni precedenti, in un’area geografica più ristretta, con rilevamenti sporadici di H5 in carnivori terrestri selvatici e pinnipedi.
In Francia il cambiamento è evidente. Nel 2021–2022 i focolai in anatre erano stati 848, il 60% di tutti quelli registrati nel Paese. Nel 2022–2023 erano stati 251, pari al 63%. Nella stagione in corso, con dati aggiornati al 28 agosto, sono 58 su 125 complessivi: meno della metà.
Gli autori collegano questo andamento soprattutto alla vaccinazione preventiva, introdotta dopo le due stagioni critiche. Dall’ottobre 2023 è obbligatoria negli allevamenti con più di 250 anatre destinate alla commercializzazione ed è stata rinnovata nel 2024 e nel 2025. Secondo il rapporto, insieme a controlli di biosicurezza più stringenti, la vaccinazione sembra aver ridotto due cose: le introduzioni del virus dai selvatici e la trasmissione da un allevamento all’altro.
Il piano francese resta circoscritto alle anatre. Nella campagna 2025–2026 la vaccinazione di polli e galline ovaiole è vietata, come previsto dal piano vaccinale ufficiale del Ministero dell’Agricoltura francese.
L’Ungheria ha ottenuto un risultato simile con strumenti diversi. I focolai in anatre, circa la metà del totale nazionale nelle due stagioni record (145 e 95), sono scesi a 5 su 16. Nel 2025 il comparto è stato sottoposto a misure contro la diffusione secondaria: limiti al ripopolamento, sorveglianza intensificata degli allevamenti ad alto rischio, interventi di biosicurezza e incentivi a ridurre la densità degli allevamenti. Anche queste misure, secondo EFSA, sembrano aver contribuito alla riduzione.
L’esperienza italiana ha un perimetro diverso. Il progetto pilota avviato il 5 maggio 2026 riguarda tacchini da carne e galline ovaiole, non le anatre, ed è limitato a cinque allevamenti: tre di tacchini in provincia di Verona e due di ovaiole in provincia di Mantova.
Sul fronte umano, tra il 5 giugno e il 31 agosto 2026 sono stati segnalati 15 casi di infezione nel mondo, nessuno fatale: uno da A(H5N1) in Bangladesh, uno da A(H5N1) in Cambogia e 13 da A(H9N2) in Cina. Il rischio legato ai virus H5N1 del clade 2.3.4.4b circolanti in Europa resta basso per la popolazione generale dell’UE/SEE e da basso a moderato per chi è esposto per motivi professionali ad animali infetti o ad ambienti contaminati.
Per i prossimi mesi il rapporto prevede un aumento delle positività nei selvatici. Le cause sono l’arrivo dei migratori e la presenza di giovani uccelli senza immunità pregressa. Il contatto diretto o indiretto con l’avifauna selvatica resta la principale via di ingresso del virus negli allevamenti: per questo la biosicurezza resta la prima linea di difesa anche dove si vaccina.
TAG: ECDC, EFSA, EURL, FRANCIA, INFLUENZA AVIARIA, ITALIA, POLLAME, UCCELLI SELVATICI, UNGHERIA, VACCINAZIONISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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