Alert sanitari
28 Settembre 2026In occasione della Giornata Mondiale contro la Rabbia, la SIMVIM richiama due episodi: un cane importato illegalmente dal Marocco e risultato positivo, e un focolaio in una fattoria didattica del North Carolina. Il messaggio ai viaggiatori è che la prevenzione, prima e dopo l'esposizione, è l'unica arma efficace

Un cane importato illegalmente dal Marocco è risultato positivo al virus della rabbia a Vittorio Veneto, dopo l'eutanasia decisa in una clinica veterinaria locale. L'analisi genomica ha confermato la provenienza nordafricana del ceppo, e il Comune ha disposto l'obbligo vaccinale per sei mesi su tutti i cani e i gatti residenti. Il caso viene ricordato dalla Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni (SIMVIM) in occasione della Giornata Mondiale contro la Rabbia, che ricorre lunedì 28 settembre, per ribadire che la malattia, ancora responsabile di circa 59.000 decessi l'anno nel mondo, non è un rischio confinato ai Paesi endemici.
Un cane, importato illegalmente dal Marocco, è risultato positivo al virus della rabbia dopo l'eutanasia decisa in una clinica veterinaria locale. L'analisi genomica ha confermato la provenienza nordafricana del ceppo. Il Comune ha quindi disposto l'obbligo vaccinale per sei mesi su tutti i cani e i gatti residenti, mentre i servizi sanitari locali hanno tracciato i contatti diretti dell'animale, sottoponendoli a profilassi preventiva. Un animale importato senza le procedure sanitarie previste, o un contatto ravvicinato con la fauna selvatica, possono reintrodurre il virus anche dove non si presenta da anni.
Il secondo episodio riguarda gli Stati Uniti: una fattoria didattica del North Carolina ha scoperto che quattro dei suoi capretti avevano contratto il virus da una moffetta entrata nel recinto. Tre esami autoptici su quattro hanno confermato la positività. Circa 300 persone, tra bambini e adulti, erano entrate in contatto con gli animali nelle settimane precedenti e sono state indirizzate alla profilassi post-esposizione.
A chi si reca in aree endemiche si consiglia estrema cautela verso la fauna locale e gli animali randagi, evitando di avvicinarli o di trattarli come animali domestici.
“Non è mai opportuno dare per scontato che i cani o i gatti incontrati all'estero siano sottoposti ai controlli e alle profilassi sanitarie abituali nel nostro Paese”, dichiara Andrea Rossanese, Presidente della SIMVIM e responsabile della Travel Clinic del Centro di Malattie Tropicali dell'IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar (VR). Secondo Rossanese, il rischio di morso dipende soprattutto dalle attività praticate durante il soggiorno, non dal tipo di territorio o dal tempo trascorso.
Le situazioni più a rischio sono contesti apparentemente innocui, come i mercati locali o i santuari in cui gli animali vivono in semicattività, mentre nei safari guidati i pericoli si riducono drasticamente.
Chi non è mai stato vaccinato e viene morso deve rivolgersi a una struttura sanitaria per valutare la profilassi post-esposizione. Il percorso prevede la somministrazione di quattro o cinque dosi di vaccino nell'arco di alcune settimane, affiancate da immunoglobuline specifiche per fornire una protezione immediata prima che l'organismo produca i propri anticorpi. La disponibilità delle immunoglobuline, tuttavia, è spesso un punto critico nei Paesi in via di sviluppo: la loro assenza costringe a una profilassi incompleta, che potrebbe non garantire una copertura totale contro un'infezione a decorso inevitabilmente fatale una volta comparsi i sintomi.
La vaccinazione preventiva prima della partenza si completa con due somministrazioni a distanza di almeno una settimana l'una dall'altra, concedendo al sistema immunitario il tempo necessario per sviluppare autonomamente le difese. Un soggetto già vaccinato che subisce un morso non necessita più delle immunoglobuline e deve ricevere solo due dosi di richiamo a tre giorni di distanza l’una dall’altra.
Secondo Rossanese, questa protezione funziona come garanzia permanente perché non richiede richiami periodici, a meno che non si verifichi un evento a rischio. L'obiettivo principale della consulenza al viaggiatore è far comprendere la gravità della malattia e l'importanza di non sottovalutare mai un morso.
La responsabilità riguarda anche l'introduzione di animali dai viaggi. L'importazione non regolamentata di cani o gatti da Paesi a rischio comporta gravi pericoli per la salute pubblica, perché un animale infetto può trovarsi in incubazione ed essere del tutto asintomatico.
CITATI: ANDREA ROSSANESE“In questa fase anche il veterinario non dispone di strumenti clinici per diagnosticare la malattia, rendendo la certificazione ufficiale di avvenuta vaccinazione l'unica vera garanzia di sicurezza”, conclude Rossanese.
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