BIodiversità
18 Settembre 2026Il tilcayo, piccolo felino delle foreste montane boliviane degli Yungas, è stato riconosciuto come nuova specie tramite analisi del DNA. È la prima descrizione formale di un felino selvatico in oltre un secolo. Prende il nome scientifico di Leopardus tilcayo

Un piccolo predatore che abita le foreste montane della Bolivia è stato riconosciuto come una nuova specie, segnando la prima volta in oltre un secolo che un mammifero felino viene descritto formalmente dalla scienza. L'animale, chiamato tilcayo dalle comunità locali, vive nella regione boscosa degli Yungas, sul versante orientale delle Ande boliviane, pesa circa 1,4 chilogrammi e misura 46 centimetri, risultando più minuto di un gatto domestico medio. Gli studiosi hanno utilizzato i dati genetici per confermare la scoperta, assegnando all'esemplare il nome scientifico di Leopardus tilcayo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Current Biology.
La vicenda comincia nel 2016, quando la biologa boliviana Paola Nogales-Ascarrunz ricevette una segnalazione dal santuario faunistico Senda Verde riguardo a un gatto dall'aspetto insolito, trovato ancora cucciolo e inizialmente scambiato per un normale gattino domestico. Dopo circa un anno trascorso in casa, l'animale aveva rivelato una natura diversa da quella di un gatto domestico ed era stato affidato al santuario. Nogales-Ascarrunz, fondatrice del Bolivian Felids Research Program, lo fotografò e studiò, inizialmente ritenendo che appartenesse a Leopardus tigrinus, una delle specie comunemente comprese nel gruppo dei “gatti tigre”. Il dubbio arrivò alcuni anni dopo, mentre la ricercatrice lavorava a una guida sui felini selvatici della Bolivia: confrontando le immagini dell'animale con quelle di esemplari dei Paesi vicini, notò alcune differenze, in particolare nella forma delle rosette del mantello.
“Le sue caratteristiche non corrispondevano alle descrizioni, per la maggior parte basate sui gatti brasiliani”, ha spiegato Nogales-Ascarrunz. “Questo ci ha fatto chiedere: quale gatto tigre abbiamo realmente in Bolivia?” Il mantello, secondo la ricercatrice, è “marrone chiaro con rosette di forma irregolare distribuite su tutto il corpo”.
Per verificare se quelle differenze fossero solo una variazione individuale o il segnale di qualcosa di più rilevante, il gruppo internazionale di ricerca ha analizzato il DNA di 38 esemplari del genere Leopardus, provenienti da diverse aree del Sud America, inclusi otto esemplari conservati nei musei. I risultati hanno mostrato che quello che veniva considerato un gruppo relativamente omogeneo comprende in realtà cinque distinte linee genetiche, una delle quali corrisponde all'animale boliviano. L'analisi evolutiva indica che questa linea si è separata dalle altre circa 1,4 milioni di anni fa.
“Non ci saremmo mai aspettati che questo gatto tigre boliviano fosse una specie separata, e nessuno lo aveva mai proposto come animale diverso, né come sottospecie né in altro modo”, ha dichiarato il biologo evoluzionista Jonas Lescroart, dell'Università di Anversa, coautore dello studio.
Il termine “tilcayo” non è stato coniato dagli scienziati, ma era già utilizzato dalle comunità della regione per indicare questo tipo di felino, tramandato di generazione in generazione, sebbene la sua precisa origine linguistica rimanga incerta. La scelta del nome Leopardus tilcayo riconosce quindi anche la conoscenza sviluppata dalle popolazioni che vivono in prossimità dell'habitat del felino.
Al momento, il principale protagonista della ricerca è Tigrino, il maschio che vive nel santuario Senda Verde e che ha circa dieci anni. È l'unico individuo di Leopardus tilcayo di cui sia stata confermata l'identità scientifica. Gli scienziati ritengono tuttavia plausibile che altri tilcayo vivano ancora allo stato selvatico nelle foreste degli Yungas. Le informazioni sulla loro biologia restano estremamente limitate: alcuni campioni di feci contenevano resti di piccoli roditori, suggerendo che questi animali possano rappresentare parte della loro alimentazione, mentre le immagini raccolte tramite fototrappole indicano una possibile maggiore attività notturna. Restano da chiarire l'estensione della popolazione, la distribuzione geografica, l'habitat preferito e le abitudini riproduttive e sociali della specie.
Riconoscere una nuova specie comporta anche la necessità di rivalutarne lo stato di conservazione. Poiché diversi animali venivano considerati un'unica specie distribuita su un territorio molto ampio, la loro popolazione complessiva appariva numericamente consistente; ora quella stessa popolazione viene suddivisa in più specie geneticamente distinte e ciascuna potrebbe avere un areale molto più ristretto e una consistenza numerica decisamente inferiore.
“Se pensi che il gatto tigre sia una singola specie dal Brasile meridionale fino alla Costa Rica, scoprirai che non è in pericolo”, ha spiegato Eduardo Eizirik, genetista della conservazione presso la Pontifícia Universidade Católica do Rio Grande do Sul. “Ma se scopriamo che non è una singola, ma in realtà sono cinque specie, ciascuna di esse deve essere valutata separatamente”.
Per Leopardus tilcayo, una valutazione precisa non è ancora possibile, non essendo noto il numero di esemplari presenti in natura. Il gruppo di ricerca ha inoltre descritto una nuova sottospecie di gatto tigre nelle Yungas peruviane, denominata Leopardus tigrinus antisuyo.
La scoperta del tilcayo mostra quanto possa essere incompleta la conoscenza della biodiversità anche in gruppi di animali apparentemente familiari come i felini.
“Sono animali di dimensioni simili a quelle di un gatto domestico, quindi si potrebbe pensare che ormai dovremmo conoscerli tutti, ma questa scoperta dimostra quanta biodiversità debba ancora essere scoperta in alcune delle regioni meno studiate del mondo”, ha sottolineato Caroline Sartor, della Wildlife Conservation Research Unit dell'Università di Oxford, coautrice dello studio.
CITATI: CAROLINE SARTOR, EDUARDO EIZIRIK, JONAS LESCROART, PAOLA NOGALES-ASCARRUNZ“Il nostro mondo è estremamente complesso”, ha dichiarato Nogales-Ascarrunz al National Geographic. “A volte pensiamo che la maggior parte di esso sia conosciuta, che non ci sia molto altro da scoprire, ma in realtà è il contrario. Anche tra i gatti ci sono esemplari là fuori che non sono stati descritti, esemplari che le persone non hanno ancora trovato. Quindi usciamo, troviamole e proteggiamole”.
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