Animali da Reddito
26 Agosto 2026Le ondate di calore stanno mettendo sotto pressione gli allevamenti della filiera del Parmigiano Reggiano, con un calo medio della produzione di latte di circa il 10% in estate. Il medico veterinario Giovanni Buonaiuto spiega come lo stress termico nelle bovine da latte inizi già intorno ai 25 gradi

Le ondate di calore che stanno investendo il Nord Italia mettono sotto pressione gli allevamenti della filiera del Parmigiano Reggiano, con un calo medio della produzione di latte di circa il 10% durante l’estate. È quanto riferisce a Politico.eu Giovanni Buonaiuto, medico veterinario del Consorzio del Parmigiano Reggiano, secondo cui l’impatto varia sensibilmente da azienda ad azienda in base ai sistemi di raffreddamento disponibili.
Con temperature vicine ai 40 gradi, negli allevamenti ventilatori e nebulizzatori d’acqua lavorano quasi senza sosta. Le mucche da latte possono iniziare a soffrire di stress termico già a partire da circa 25 gradi, a seconda del livello di umidità: gli animali mangiano meno, riducono il tempo dedicato a riposo e ruminazione e, di conseguenza, producono meno latte. Il caldo prolungato può inoltre incidere negativamente sulla fertilità.
In alcuni allevamenti l’impatto è ancora più marcato rispetto alla media di filiera. Federica Dall’Aglio, che alleva circa 400 capi nella pianura parmense, ha riferito una diminuzione di cinque-sei chili di latte al giorno per vacca, pari a circa il 20%, nonostante l’utilizzo di ventilatori e sistemi di irrigazione.
Secondo il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Nicola Bertinelli, circa la metà degli allevamenti della filiera, responsabili del 70% del latte prodotto, si è già dotata di sistemi avanzati contro il caldo, tra cui ventilatori, nebulizzatori ad attivazione automatica e dispositivi di monitoraggio della temperatura. Il restante 30% della produzione proviene in larga parte da aziende situate in zone collinari e montane, dove le temperature risultano più contenute. L’adattamento agli impianti di raffreddamento comporta tuttavia costi crescenti per le aziende.
Luca Cotti, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna e allevatore, ha spiegato che nei periodi di caldo estremo i consumi elettrici nelle stalle possono raddoppiare o addirittura triplicare. Alla pressione delle alte temperature si aggiunge quella della siccità: per garantire il foraggio necessario agli animali, aumenta il ricorso all’irrigazione e, quando l’acqua dei fiumi non è sufficiente, al pompaggio dalle falde.
In base al disciplinare della denominazione DOP, vacche, latte e trasformazione devono restare all’interno della zona geografica prevista, e almeno il 75% del foraggio impiegato deve essere di provenienza locale, un vincolo che limita ulteriormente il margine di manovra degli allevatori nella gestione delle criticità climatiche.
CITATI: FEDERICA DALL’AGLIO, GIOVANNI BUONAIUTO, LUCA COTTI, NICOLA BERTINELLISe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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