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Alimentazione

22 Luglio 2026

Acido trifluoroacetico, Efsa abbassa la soglia di sicurezza

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare ha ridotto la dose giornaliera accettabile di acido trifluoroacetico, sottoprodotto di degradazione di alcuni pesticidi, sulla base di nuove evidenze scientifiche su tiroide e sviluppo

di Redazione Vet33


Acido trifluoroacetico, Efsa abbassa la soglia di sicurezza

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha ridotto la soglia di sicurezza per l’esposizione all’acido trifluoroacetico (Tfa) nella dieta, sulla base di nuove evidenze scientifiche. Il Tfa è un prodotto di degradazione di alcuni pesticidi e di altre sostanze Pfas (sostanze poli- e perfluoroalchiliche), e può ritrovarsi in acque sotterranee, suolo e colture alimentari. La Commissione Europea e gli Stati membri terranno conto dei nuovi valori nel discutere le misure a tutela dei consumatori.

Cos’è il Tfa e come si forma

L’acido trifluoroacetico è una sostanza chimica proveniente da fonti multiple, che si può formare quando le sostanze Pfas si degradano, incluse alcune sostanze attive presenti nei pesticidi. Come conseguenza, il Tfa può finire in acque sotterranee, suolo e colture alimentari. Gli Stati membri dell’Unione sono tenuti a monitorare i livelli di Pfas nell’acqua potabile, mentre altri programmi di monitoraggio tracciano i livelli negli alimenti.

I nuovi valori stabiliti da Efsa

Gli esperti hanno abbassato la dose giornaliera accettabile (ADI) a 0,014 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno, rispetto al precedente valore di 0,05: la nuova ADI è circa 3,5 volte inferiore a quella precedente. È stata inoltre fissata una nuova dose acuta di riferimento di 0,07 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo. I nuovi valori si basano su evidenze recenti, che hanno mostrato, tra gli altri effetti, che il Tfa altera i livelli di tiroxina, un ormone prodotto dalla tiroide che svolge un ruolo importante nella regolazione dell’organismo.

Le evidenze scientifiche utilizzate

L’Efsa ha lanciato una raccolta dati che si è svolta dal 6 agosto al 7 ottobre 2024. Le informazioni esaminate includono le valutazioni condotte dai Paesi Ue sui prodotti fitosanitari che possono formare Tfa, le precedenti valutazioni Efsa sulle sostanze attive dei pesticidi in grado di generare Tfa, gli studi considerati dall’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (Echa) nell’ambito delle proposte di classificazione, e i dati forniti dall’industria. L’Agenzia ha lavorato a stretto contatto con esperti dei Paesi Ue, del mondo accademico e di altre organizzazioni, coinvolgendoli lungo tutto il processo, incluso il gruppo di lavoro dedicato. Sono stati ricevuti 177 commenti in risposta alla consultazione pubblica, tutti considerati nel rapporto finale.

Le aree di incertezza ancora da approfondire

Efsa ha identificato alcune aree che richiedono ulteriore ricerca, tra cui il potenziale del Tfa per la tossicità a lungo termine, la cancerogenicità e l’immunotossicità dello sviluppo. Per tenere conto di queste incertezze, è stato introdotto un fattore di incertezza aggiuntivo nel calcolo della dose giornaliera accettabile.

Il lavoro Ue sulle sostanze Pfas

Questo lavoro si inserisce in un più ampio impegno dell’Unione Europea per valutare e gestire le sostanze Pfas, in cooperazione con altri organismi come Echa. Insieme, Efsa sta attualmente esaminando come i pesticidi a base di Pfas si degradano in Tfa, e il comportamento di questa sostanza nel suolo e nell’acqua, con conclusioni attese entro l’estate prossima.

TAG: ACIDO TRIFLUOROACETICO, ECHA, EFSA, PFAS, SICUREZZA ALIMENTARE, TFA

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