Normative
07 Luglio 2026A dieci anni dalla sua adozione, la Commissione europea pubblica una valutazione positiva dell’Animal Health Law. Restano criticità sull’applicazione non uniforme tra Stati membri e sulla classificazione dinamica delle malattie emergenti

A dieci anni dalla sua adozione, l’Animal Health Law supera l’esame della Commissione europea. La valutazione pubblicata da Bruxelles in vista della conferenza dell’8 luglio, aperta dal Commissario Olivér Várhelyi, evidenzia come la normativa abbia rafforzato la capacità dell’Unione di prevenire e contenere le principali emergenze sanitarie veterinarie, contribuendo a tutelare la salute animale, la salute pubblica e il mercato unico. La Commissione individua al tempo stesso alcune aree di miglioramento: applicazione non uniforme tra Stati membri, necessità di un sistema di classificazione delle malattie più dinamico e maggiore ricorso alla vaccinazione preventiva.
Uno dei principali risultati della normativa è il passaggio da un approccio prevalentemente reattivo – che interveniva soprattutto durante le epidemie – a un modello fondato sulla prevenzione e sulla valutazione del rischio. La normativa, entrata in vigore nel 2016 e pienamente applicabile dal 2021, ha rafforzato gli obblighi di biosicurezza negli allevamenti, migliorato i sistemi di sorveglianza epidemiologica e chiarito i compiti di allevatori, medici veterinari e autorità competenti. Tra le innovazioni introdotte, un sistema europeo di classificazione delle malattie basato sul rischio, maggiore tracciabilità degli animali e possibilità di utilizzare la vaccinazione come strumento preventivo e non solo di emergenza.
La valutazione riconosce il contributo dell’AHL al coordinamento europeo durante le recenti emergenze: influenza aviaria ad alta patogenicità, peste suina africana e dermatite nodulare contagiosa. Strumenti comuni come il sistema europeo di notifica delle malattie (ADIS), la regionalizzazione delle aree colpite e le banche europee di vaccini e antigeni hanno consentito una gestione più rapida dei focolai, limitando le ripercussioni sugli scambi commerciali. Il mantenimento di elevati standard sanitari è indicato come uno dei fattori che confermano l’Ue come principale esportatore mondiale di prodotti agricoli.
La principale criticità riguarda l’applicazione non uniforme delle norme tra Stati membri: differenze nelle misure di biosicurezza, nella capacità dei servizi veterinari e nell’interpretazione delle deroghe rischiano di compromettere l’efficacia complessiva del sistema. La Commissione indica tra le priorità future un sistema di classificazione delle malattie più adattabile alle nuove minacce, incluse quelle legate ai cambiamenti climatici, ai vettori e alla fauna selvatica, e un ulteriore rafforzamento delle capacità operative dei servizi veterinari nazionali.
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