Animali selvatici
01 Aprile 2026Dal 2023 a oggi l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana ha registrato quasi 650 lupi morti in Italia, di cui il 78% per investimento stradale. I dati confluiscono in Dead Wolf Tracker, portale nazionale alimentato dalla rete dei dieci Istituti Zooprofilattici italiani

Quasi 650 lupi morti in tre anni. Il 78% investiti da veicoli, il 5% vittime di bracconaggio, il 3-4% per avvelenamento. Sono i dati raccolti dal 2023 a oggi dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana (Izslt) attraverso Dead Wolf Tracker, il portale nazionale dei lupi ritrovati morti in Italia, sviluppato su mandato del Ministero della Salute e alimentato in tempo reale dalla rete dei dieci Istituti Zooprofilattici Sperimentali. I numeri mostrano una traiettoria netta: 131 casi nel 2023, 253 nel 2024, 271 nel 2025. Una crescita marcata nel primo anno, seguita da una stabilizzazione su livelli elevati che, secondo il Commissario dell’Izslt Stefano Palomba, restituisce “l’immagine di un fenomeno ormai strutturale”.
Dead Wolf Tracker è una piattaforma web sviluppata dall’Izslt su mandato del Ministero della Salute. L’idea nasce nel 2023, come racconta il Commissario Stefano Palomba, quando “il Ministro della Salute si rese conto che c’era un fenomeno che sarebbe potuto esplodere nel breve periodo”. L’avvio è stato rapido e pragmatico: “Dei colleghi si sono messi con la santa pazienza a programmare e hanno costruito questo bel sito”.
In poco tempo la piattaforma ha superato la dimensione locale per diventare un sistema nazionale. Tutti e dieci gli Izs italiani, distribuiti su base regionale e dotati di competenze diagnostiche avanzate, alimentano la banca dati con le informazioni relative ai lupi ritrovati morti nel proprio territorio: luogo di ritrovamento, causa del decesso, identificazione molecolare. Il risultato è una lettura del fenomeno nelle sue dimensioni temporali e spaziali, aggiornata in continuo.
I numeri raccolti disegnano una curva chiara. Nel 2023 sono stati registrati 131 lupi morti; nel 2024 il dato è quasi raddoppiato, raggiungendo 253 casi; nel 2025 la cifra è salita ulteriormente a 271. La crescita più marcata si è concentrata tra il primo e il secondo anno, con una successiva stabilizzazione su livelli elevati.
Le cause di morte sono classificate con precisione: il 78% dei decessi è attribuibile a traumi da investimento stradale, il 5% circa al bracconaggio, il 3-4% all’avvelenamento. La distinzione tra mortalità naturale e non naturale permette di costruire un quadro dettagliato delle pressioni antropiche che insistono sulla specie.
La distribuzione geografica non è uniforme. I ritrovamenti si concentrano lungo la dorsale appenninica e nelle aree in cui il reinsediamento del lupo si sovrappone a territori ad alta densità infrastrutturale. Le regioni del Centro Italia – Lazio, Toscana, Umbria e Marche – rappresentano uno dei principali nuclei di segnalazione, affiancate dall’Emilia-Romagna e da alcune aree del Nord come Lombardia e Piemonte.
Rilevante anche la dimensione stagionale: i casi aumentano nei mesi autunnali e invernali e diminuiscono in estate, in linea con le dinamiche di mobilità animale e con l’intensità dei flussi di traffico sulle strade.
Il valore del sistema non si esaurisce nella descrizione statistica dei decessi. Le analisi autoptiche condotte sugli animali ritrovati aprono una finestra epidemiologica di grande interesse.
“Attraverso le eventuali identificazioni di decesso e le analisi autoptiche conseguenti ai decessi possiamo fare anche delle valutazioni epidemiologiche molto interessanti”, sottolinea Palomba. È qui che il lupo assume un ruolo che va oltre la conservazione della specie. “Uno dei compiti primari degli istituti zooprofilattici è quello di essere la prima linea di difesa verso le patologie che possono essere introdotte nel territorio nazionale”, spiega il Commissario dell’Izslt.
Patologie che possono colpire sia l’uomo che l’animale, o che l’animale può veicolare all’uomo. Il lupo, grande predatore al vertice della catena alimentare e in contatto con fauna selvatica, ungulati domestici e territorio antropizzato, è per definizione un indicatore sensibile della circolazione di agenti patogeni nell’ecosistema.
Il lupo ha rischiato l’estinzione in Italia. Dalla seconda metà del Novecento ha avviato una lenta ripresa, ricolonizzando progressivamente gran parte del suo areale storico. Una dinamica positiva, che tuttavia convive con una vulnerabilità strutturale: la mortalità di origine antropica resta il principale fattore di pressione sulla specie, e i dati di Dead Wolf Tracker lo documentano con una precisione che in passato non era disponibile.
CITATI: STEFANO PALOMBASe l'articolo ti è piaciuto rimani in contatto con noi sui nostri canali social seguendoci su:
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