Influenza aviaria
26 Marzo 2026Il direttore del Centro di referenza dell’IZSVe chiarisce: infezione contratta all’estero, nessuna evidenza di trasmissione tra persone. Il caso conferma l’efficacia del sistema italiano di sorveglianza sui virus zoonotici

Il caso umano di influenza aviaria H9N2 identificato in Lombardia non rappresenta un’infezione autoctona ma un evento di importazione. A chiarirlo è Calogero Terregino, direttore del Centro di referenza nazionale ed europeo per l’influenza aviaria presso l’istituto Zooprofilattico delle Venezie (IZSVe), che sottolinea l’assenza di trasmissione interumana e il corretto funzionamento del sistema di sorveglianza nazionale.
Il caso umano di influenza aviaria A(H9N2) rilevato in Lombardia è stato contratto all’estero.
“Si tratta non di un caso italiano, ma di importazione” spiega il Direttore. “È una persona che si è infettata entrando in contatto con materiale contaminato o con uccelli infetti nel suo Paese di origine, in Africa. In molte parti dell’Africa circolano virus diversi da quelli presenti in Italia e in Europa. Anche qui, tramite la sorveglianza, individuiamo virus dell’influenza aviaria ma con caratteristiche genetiche e biologiche differenti da quelli africani. In quei contesti si registrano anche casi umani proprio perché circolano genotipi particolari che non abbiamo in Europa. Questo significa che non c’è un rischio per la popolazione italiana di infettarsi attraverso il pollame con questi virus. Il paziente, che già presentava diversi problemi di salute che hanno complicato il quadro clinico, è sotto cura per una serie di patologie concomitanti di cui soffre, mentre le persone a contatti rintracciate (sanitari, familiari e anche i passeggeri dello stesso volo) sono stati testati e risultati negativi”.
L’identificazione immediata del genotipo rappresenta un elemento chiave.
“Occorre innanzitutto sottolineare che i protocolli hanno funzionato: l’individuazione immediata del genotipo H9 del virus è la dimostrazione che in Italia la sorveglianza sui virus influenzali zoonotici funziona” ricalca Terracino.
Il sistema ha permesso una gestione tempestiva del caso e l’attivazione delle procedure di controllo. Inoltre, non sono emerse evidenze di trasmissione interumana. Un dato coerente con il comportamento epidemiologico dei virus H9, che mostrano una limitata capacità di trasmissione tra esseri umani.
Il virus H9N2 è un sottotipo influenzale aviario noto alla comunità scientifica internazionale.
“Fa parte di quei sottotipi che possono dare infezioni umane – spiega il Direttore del Centro – nella grandissima maggioranza dei casi si tratta di infezioni asintomatiche, rilevabili attraverso studi sierologici, oppure di sindromi simil-influenzali”.
I sintomi, quando presenti, sono generalmente lievi e simili a quelli dell’influenza stagionale.
I virus influenzali aviari, tra cui H9, H5 e H7, sono oggetto di sorveglianza costante.
CITATI: CALOGERO TERREGINO“Hanno dimostrato di poter infettare l’uomo, ma fanno fatica a trasmettersi efficacemente tra esseri umani. Come Centro di Referenza per l’Aviaria, agiamo sia a livello nazionale, collaborando con il Ministero della Salute e le Regioni nella prevenzione e gestione dell’influenza aviaria, sia a livello internazionale, analizzando i virus circolanti in Europa e in altre parti del mondo per studiarne l’evoluzione genetica e identificare eventuali mutazioni pericolose. Non è possibile eliminare completamente il rischio, ma si lavora per ridurre l’impatto attraverso biosicurezza, gestione del territorio e sorveglianza delle persone a rischio d’infezione. Esiste ormai una sinergia consolidata tra servizi veterinari e sanità pubblica in ottica One Health”, conclude il Direttore.
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