Animali da Compagnia
12 Gennaio 2026Una nuova analisi delle dinamiche cane–gatto con consigli e indicazioni per supportare i proprietari nella gestione comportamentale

La convivenza tra cani e gatti è più diffusa di quanto comunemente si pensi: le stime indicano che circa il 43% delle famiglie italiane che vive con un animale domestico ospita entrambe le specie. Nonostante differenze etologiche e fisiologiche profonde e un linguaggio corporeo non sovrapponibile, numerosi studi documentano una coabitazione mediamente positiva, con un “indice di amicizia” cane–gatto pari a 6,5 su 10. Ma la relazione rimane eterogenea e richiede una gestione consapevole: è qui che il ruolo del medico veterinario diventa cruciale nell’orientare la relazione interspecifica e prevenire criticità.
La relazione tra cane e gatto non è determinata da stereotipi culturali, ma da variabili etologiche, storia individuale ed esperienze pregresse. La socializzazione precoce rappresenta il principale fattore protettivo: animali che hanno incontrato l’altra specie nei periodi sensibili dello sviluppo tendono a riconoscerne meglio i segnali comunicativi, riducendo il rischio di incomprensioni e risposte aggressive o di fuga.
Secondo l’etologa Gabriella Tami, dottoressa in Medicina Veterinaria, “se un gatto è stato abituato fin da piccolo alla presenza di un cane, è più allenato nell’interpretare e rispettare i segnali del suo coinquilino”.
Tuttavia, anche in presenza di un buon imprinting, le tensioni possono emergere, in particolare attorno alla gestione delle risorse (come il cibo) o allo spazio personale.
Gli studi etologici mostrano come i conflitti intraspecifici derivino raramente da “antipatia” strutturale. Molto più frequenti sono le reazioni determinate da fattori ambientali o da errori gestionali: accessi bloccati alla lettiera, mancanza di spazi sopraelevati per il gatto, ciotole posizionate in aree contese, ingresso di un nuovo animale senza un protocollo di introduzione graduale, scarsa capacità del cane di modulare eccitazione e inseguimento. Per i medici veterinari individuare precocemente questi elementi permette di intervenire con consigli mirati e prevenire l’innesco di comportamenti indesiderati.
Le raccomandazioni proposte dalla dottoressa Tami evidenziano che la convivenza non può essere improvvisata.
Occorre valutare preliminarmente le caratteristiche individuali dell’animale già presente in casa, capire se lo spazio domestico permette una gestione parallela e garantire, prima dell’arrivo di un nuovo soggetto, una preparazione dell’ambiente adeguata.
È fondamentale prevedere rifugi per il gatto, come zone sicure sopraelevate, un accesso alla lettiera ininterrotto, percorsi di fuga e punti di osservazione inaccessibili al cane. L’introduzione deve essere graduale e controllata, con esposizione progressiva agli odori e, solo in un secondo momento, alla presenza diretta dell’altro individuo. È altrettanto importante che l’alimentazione resti separata.
Anche l’educazione del cane svolge un ruolo determinante: esercizi semplici come “guardami” o “vieni” aiutano a deviare l’attenzione e a mantenere uno stato di calma nelle prime fasi di contatto.
La relazione deve poi essere supportata da una gestione equilibrata delle attenzioni: dedicare momenti individuali a ciascun animale riduce gelosie, stress e comportamenti competitivi.
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